I tagliagola sono la punta dell'iceberg. La violenza è insita nel credo islamico
Padri islamici che sgozzano le proprie figlie ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre più fintantoché continueremo a comportarci come chi si limita ad osservare a distanza la punta dell’iceberg, occupandocene solo quando qualcun altro ci si scontra subendo personalmente le conseguenze, ma continuando a ignorare la realtà dell’iceberg sottostante che costituisce la radice profonda e diffusa del male, finendo così per non renderci conto che la punta che riemerge periodicamente è soltanto l’ennesima avvisaglia di una tragedia che prima o dopo si abbatterà indistintamente contro noi tutti.
Ciò che questa nostra Italia e questa nostra Europa, succubi dell’islamicamente corretto e ammalati di buonismo, non vogliono vedere è che i padri islamici che sgozzano le proprie figlie lo fanno perché lo considerano sia un sacro diritto sia un dovere sociale, dettato da un’ideologia maschilista, misogina, violenta e sanguinaria che si ispira sia alla religione islamica sia ad una tradizione primordiale. Alla base c’è la negazione dei valori non negoziabili che sono il fulcro della nostra civiltà europea e al tempo stesso sono parte integrante della fede cristiana: l’inalienabilità del bene della vita, la centralità della dignità della persona e il rispetto della libertà di scelta.
Sbagliano di grosso coloro che immaginano che l’atroce delitto consumatosi a Montereale Valcellina in provincia di Pordenone ai danni della diciottenne marocchina Sanaa Dafani per mano del padre, colpevole di essersi fidanzata con il trentunenne italiano Massimo De Biasio, possa essere catalogato come un fatto isolato. Opera di una scheggia impazzita in un contesto dove i marocchini e più in generale i musulmani condividerebbero i valori non negoziabili, rispetterebbero le regole fondanti la nostra società e si identificherebbero con una spiritualità tesa alla costruzione di un futuro migliore partecipando alla realizzazione del bene comune e dell’interesse nazionale.
Così come sbagliano di grosso coloro che, accecati irrimediabilmente dall’ideologia del relativismo, ci dicono che tutto sommato queste cose succedono anche da noi, che ci sono stati dei casi di padri che hanno assassinato violentemente le figlie per una ragione o per un’altra. Una volta trovato il caso nostrano, snocciolato il nome e il cognome del padre colpevole del peggiore dei crimini, il gioco è fatto. Nessuno che si prenda la briga di entrare nel merito dei contenuti, di contestualizzare il fatto nel tempo e nello spazio, finendo per mettere sullo stesso piano un omicidio perpetrato nel nome dell’islam e di una tradizione contraddistinta da una lunga scia di sangue, con un omicidio che contraddice i valori non negoziabili che sono il fondamento della nostra civiltà e della fede cristiana.
Il marocchino El Katawi Dafani ha agito allo stesso modo del padre della ventenne pachistana Hina Salem, anche lei sgozzata l’11 agosto 2006 sempre perché aveva un fidanzato italiano, vestiva come le coetanee italiane e aveva scelto di vivere in Italia. Per entrambi i padri, accomunati dall’islam e da una tradizione violenta, le figlie non avrebbero dovuto mai e poi mai fidanzarsi con un uomo italiano di fede cristiana, perché già questo corrisponde a una flagrante violazione della norma che impone alla donna musulmana di sposarsi soltanto con un musulmano, dal momento che è il padre musulmano che impone la sua fede islamica ai figli che rientrano nella sua potestà sin dall’adolescenza. Se poi le figlie musulmane hanno avuto l’ardire di convivere con i fidanzati italiani e cristiani, a quel punto la condanna a morte scatta in automatico. Non è solo un diritto ma è soprattutto un dovere, pena il venir meno della fedeltà all’islam e del rispetto alla propria tradizione.
Il vero problema è che noi abbiamo paura di dire che in mezzo a noi ci sono dei musulmani che sgozzano le figlie perché glielo impone l’islam e perché è conforme alla loro tradizione. Abbiamo ancor più paura, al punto da esserne terrificati, all’idea di poter sostenere a viva voce che l’islam è una religione intrinsecamente violenta. Piuttosto preferiamo tagliarci la lingua. Anche se siamo consapevoli che il Corano è pieno zeppo di versetti che legittimano un’ideologia di odio, violenza e morte nei confronti degli infedeli, dei cristiani, degli ebrei, degli apostati, degli omosessuali e appunto delle donne. Anche se siamo certi che Maometto ha partecipato di persona allo sgozzamento e alla decapitazione di oltre 700 ebrei della tribù dei Banu Quraisha nel 627 alle porte di Medina. Al punto che quando nel 2003 Al Zarqawi, il luogotenente di Bin Laden in Iraq, sgozzò il giovane ebreo americano Nick Berg, dopo aver invocato “Allah è grande” impugnò la spada dicendo: “Faccio a te ciò che Maometto fece agli ebrei”.
Cari italiani e cari europei, questa è la verità. Se lo dicono gli stessi musulmani dovremmo credergli. Invece non vogliamo guardare in faccia alla realtà dei fatti. Abbiamo inventato la tesi del tutto ideologica della “maggioranza silenziosa” buona che assisterebbe inerte alle malefatte di una minoranza che tradirebbe il “vero islam”. Ebbene sarebbe ora che anche noi in Italia aprissimo gli occhi. I padri taglia-gola delle figlie sono solo la punta dell’iceberg di una male profondo che è insito nell’islam e nella tradizione violenta. Se la cosiddetta “maggioranza silenziosa” tace su questi atroci crimini contro le donne, sugli attentati terroristici, sulla predicazione d’odio nelle moschee, sulla profanazione delle piazze antistanti il duomo di Milano e la basilica di San Petronio a Bologna da parte di migliaia di islamici, significa che è connivente. Il giorno in cui proclameranno pubblicamente la condanna della violenza e vivranno concretamente nella condivisione dei valori non negoziabili, i musulmani saranno i benvenuti. Ma dobbiamo essere noi ad affermare, qui dentro casa nostra, un modello di convivenza fondato su delle regole che valgano per tutti, compresi i musulmani.








Laicità senza frontiere
La parola “laico” deriva originariamente, passando per il latino tardo laicum, dal greco laikòs (“del popolo”), derivato di laòs (“popolo”), in complementarietà (attenzione: non in contrapposizione) con il termine “clero” (kleròs, “sorte”, “parte di eredità”, “parte eletta di un popolo”). Se dunque laico è chi non appartiene al clero, è però anche vero che laico è chi appartiene ad un popolo e precisamente a quel popolo la cui “parte eletta” è costituita dai sacerdoti-pastori che formano la gerarchia ecclesiastica. La contrapposizione tra laici e clero non sussiste perché anzi gli uni presuppongono l’altro e viceversa: non c’è popolo senza pastori, né pastori senza popolo; un gregge disperso non è più un gregge, e un pastore senza gregge è tuttalpiù un ex-pastore! Diverso è il discorso se si parla di clericalismo e di laicismo, che altro non sono che l’orrida caricatura del clero e del laicato, degenerati nella loro stessa essenza dal prevalere della volontà di dominio e della sete di potere sul desiderio invece di servire, di mettersi al servizio di Dio e del prossimo. Da questa orrida deformazione nasce quel gioco di fraintendimenti più o meno voluti che vediamo ogni giorno dilacerare la nostra società. E così il laico, ferito, a volte, dal prete clericalista che si arroga il diritto di spadroneggiare sulle anime, si corrompe a sua volta e diventa laicista e si fa nemico della Chiesa; e il sacerdote, irritato magari dall’arrogante e dissacrante affermazione di autonomia del laicista, si fa trascinare nell’errore e diventa sostenitore del clericalismo. Certo, la cosa non è così semplice, anche perché ben difficilmente si vorrà ammettere di aver abbracciato il laicismo, preferendo piuttosto fare professione di genuina laicità, e tanto meno si potrà trovare un prete che faccia aperta professione di clericalismo; senza contare che dosi più o meno massicce di clericalismo o di laicismo o di entrambi gli “ismi” possono essere presenti in tutti, miscelate nei modi più variegati. Inoltre, ferventi clericalisti potrebbero trovarsi proprio tra i non appartenenti alla gerarchia ecclesiastica e viceversa scaltri laicisti potrebbero annidarsi tra le fila degli ecclesiastici. Nella Chiesa Cattolica però una certezza rimane, un baluardo a difesa della verità, e cioè la parola del Papa quando parla ex cathedra in materia di fede e di morale, perché è impossibile che il Pontefice, quando parla ex cathedra, contraddica la ragione naturale che tutti gli uomini posseggono (come dimostrano quantomeno 2000 anni di Cristianesimo, si potrà certo parlare di affermazioni dogmatiche sovrarazionali, ma mai, ripeto, mai e poi mai irrazionali, come invece si può constatare più o meno sovente per tutte le altre religioni o sette provviste di una sorta di clero; non c'è dubbio poi che la ragione umana fissando l'attenzione su tali affermazioni di carattere sovrarazionale risulti potenziata, come è accaduto per esempio per il concetto metafisico di “persona”, entrato nel linguaggio filosofico in seguito all'uso che ne fece il Cristianesimo per definire i suoi due dogmi fondamentali: l'Incarnazione – Gesù Cristo, una persona e due nature – e la Trinità – tre persone e una natura), e dunque chi si oppone a tale parola non può dirsi laico, perché disconosce la voce del Pastore universale (catholicu(m) dal greco katholicòs, “universale” appunto) e così facendo si autoesclude dal popolo universale, da quel laòs universale che lo farebbe sussistere come laikòs universale, cioè come laico cattolico, come laico senza frontiere, ossia, semplicemente, come laico.
E' dunque fondamentale non opporre mai laico a cattolico, politici laici a politici cattolici, giornali laici a giornali cattolici, scuole laiche a scuole cattoliche; urge ribadire sempre l'opposizione tra laico e laicista, tra politici laici e politici laicisti, scuole e giornali laici e scuole e giornali laicisti; occorre ricordare sempre l'opposizione tra cattolici e clericalisti, clero cattolico sano e clero cattolico malato di clericalismo, scuole e giornali cattolici e scuole e giornali clericalisti. Il cattolico non appartenente al clero è laico e si oppone tanto al laicismo quanto al clericalismo. Se noi cattolici laici cadiamo nel tranello di accettare l'opposizione o anche solo la più sottile e forse più nefasta distinzione indebita tra noi e il mondo laico abbiamo perso in partenza il senso della nostra missione nel mondo. Il laico autentico, autentico cattolico, si oppone tanto all'ateismo quanto al fideismo, manifestazioni diverse del medesimo irrazionalismo. Se prendiamo “cattolico” come termine generico applicabile a tutte le persone appartenenti alla Chiesa Cattolica visibile (appartenenza sociologica), il termine “laico” risulterà essere un termine specifico applicabile, tra tutte le persone appartenenti sociologicamente alla Chiesa Cattolica, a quelle che non appartengono al clero. Se prendiamo “cattolico” come termine generico applicabile a tutte le persone aderenti in qualsiasi modo al Christus totus, il termine “laico” risulterà essere un termine specifico applicabile, tra tutte le persone aderenti in qualsiasi modo al Christus totus, a quelle che non fanno parte del clero cattolico. In entrambi i casi il laico è laico se aderisce in qualche maniera a Cristo. Ma l'adesione a Cristo non è compatibile con l'avversione verso il suo vicario in terra, infallibile quando parla ex cathedra. D'altronde la linea di demarcazione tra i nemici e gli amici del Vicario di Cristo non è certo nettamente tracciabile. Si può dunque affermare semplicemente che il grado di laicità di una persona, un'associazione, un giornale... è direttamente proporzionale al suo livello di adesione - più o meno consapevole - alle affermazioni infallibili del Magistero cattolico: chi, per esempio, riconoscendo in qualche modo la sacralità della vita umana, la difende dal concepimento alla morte naturale, indipendentemente dall'appartenenza sociologica alla Chiesa, è più aderente, che se ne renda conto o meno, al dogma dell'Incarnazione di chi, magari sventolando l'ipocrita bandiera pseudocristiana del rispetto della libertà altrui e dimenticando che la libertà va educata, non difende la vita umana in tutte le fasi del suo dispiegarsi; e, per fare un altro esempio, chi, anche tra i non etichettati come cattolici, difende il celibato ecclesiastico, perchè in qualche modo riconosce il primato dello spirito sulla materia e intravede, fors' anche nebulosamente, che il destino dell'uomo è che il suo spirito domini totalmente e armoniosamente su una carne umana santificata e glorificata, è più aderente al dogma dell'Immacolata concezione e dell'Assunzione di chi, magari sociologicamente cattolico o magari pure prete, attende anelando il giorno in cui finalmente anche i sacerdoti potranno sposarsi venendo meno alla profezia vivente della vita verginale; così anche chi difende la civiltà cristiana dall'avanzata dell'Islam sarà facilmente più aderente al dogma della Trinità e al Logos-Amore-Intelligenza di chi invece apre le braccia (o alza le braccia) al dio arbitrario e solitario del Corano e di Maometto in nome anche di una versione distorta della carità cristiana; e ancora chi riconosce nell'uomo la triade soggetto-intelletto-volontà è probabilmente più vicino ad approssimarsi al Mistero Trinitario di chi, forse anche sedicente mistico o teologo, vorrebbe fare del Cristianesimo un emozionalismo sciatto e fasullo o un moralismo inconsistente; e chi, fors'anco tra i sedicenti non credenti, difende la famiglia fondata sull'unione indissolubile tra un uomo e una donna è maggiormente in sintonia col Magistero della Chiesa sul matrimonio di chi invece, magari dicendosi cattolico, avalla l'introduzione nella società di modelli di famiglia (o, meglio, pseudofamiglia) alternativi a quello naturale e tradizionale. E questo con buona (o non tanto buona) pace di laicisti e clericalisti. Si, anche dei clericalisti, di quelli cioè che vorrebbero, che lo ammettano o meno, che ne siano consapevoli o meno, che la Chiesa esercitasse il potere politico, i quali non sono meno nell'errore dei laicisti, di quelli cioè che vorrebbero, che lo ammettano o meno, che ne siano consapevoli o meno, che lo Stato esercitasse il potere spirituale: alla fine gli estremi negativi si toccano e anzi finiscono per coincidere perchè gli uni volendo mondanizzare la Chiesa, gli altri volendo sacralizzare il mondo, non fanno che convergere in quel 666 maledetto che è il numero dell'uomo che si mette al posto di Dio.
In realtà solo uno Stato cattolicamente inteso può essere uno stato laico, perchè solo il Cattolicesimo ha un'idea corretta di laicità. E uno Stato cattolicamente inteso è uno stato che sancisce le sue leggi a seconda del grado di maturità dei cittadini salvaguardando però sempre i principi non negoziabili, anche a costo di essere coercitivo. Governanti non sè dicenti cattolici possono governare più cattolicamente di governanti sè dicenti cattolici. Infatti, ad esempio, il Piemonte di Cavour era formalmente cattolico, ma di fatto era ferocemente anticattolico (similmente dicasi per il Fascismo). D'altra parte, per esempio, i non sè dicenti cattolici Marcello Pera, Eugenia Roccella e Giuliano Ferrara sono più cattolici dei sè dicenti cattolici Rosy Bindi, Romano Prodi e Livia Turco, almeno per quanto riguarda la sfera politica. Si può dire senza tema di smentite che più uno Stato è laico più è cattolico (cioè cattolicamente inteso) e viceversa, perchè più lontano da laicismi e fideismi. Per la Chiesa Cattolica lo Stato non può che essere laico perchè così ha stabilito Gesù Cristo: la Chiesa è maestra suprema di laicità e la laicità è autentica nella misura in cui contribuisce all'edificazione della civiltà dell'amore.
Il coraggio della Verità
Il coraggio della Verità.
Ho visto con attenzione il programma di Bruno Vespa la sera del 21 settembre, dove era ospite il Presidente del partito Protagonisti per l’Europa Cristiana, Magdi Cristiano Allam. Abbiamo constatato tutti, quanto coerenti sono sempre stati gli interventi e gli articoli di Magdi Cristiano, riguardo alla minaccia della vita e della libertà del individuo dall’ ideologia del fondamentalismo islamico. I tanti casi di uccisioni delle donne musulmane soltanto perché aspiravano a una vita con una libertà umana, innegabile a nessuno, dimostrano il ruolo di tanti imam e di tante moschee che sono costruite e operano in Italia. Dopo questi casi di cronaca si capisce la loro attività e i loro obiettivo. Attività che consiste nel rendere schiave le donne e restringere la libertà di tutti. La cronaca è sempre piena di casi di omicidi con motivi di grande irresponsabilità o di squilibri mentali. Ma è assurdo che si possano uccidere le persone perché hanno una scelta di libertà individuale diversa da quella che insegnano gli imam nelle mosche, secondo la religione islamica.
Le ripetute casi di omicidi delle donne musulmane in Europa e in Italia, fa pensare le situazioni tragiche delle donne nei propri paesi d’ origine. Le comunità straniere della religione islamica e soprattutto quelli individui che frequentano le moschee con imam auto proclamati e non solo, non vogliono l’integrazione, oppure non l’interessa . Arrivano in Italia e in Europa sfruttando il sistema democratico che garantisce una vita economicamente migliore, restando chiusi nelle loro comunità, esprimendo certe volte un certo cinismo per l’intorno.
Quasi un anno fa, Tony Blair, in un articolo sul Corriere della Sera intitolato; “I valori universali dell’Occidente” scriveva: “tanti leader di paesi musulmani hanno fallito, e così cercano di coprire la loro corruzione e le loro incapacità, nutrendo il fondamentalismo islamico”. L’Occidente piace a tutti i musulmani per il sistema e per lo sviluppo ma in molti lo odiano per tutto il resto. Questo dimostra quanto difficile e lungo è l’integrazione di questi stranieri. Sì, perché le Regole, si possano fare rispettare tramite le leggi. Ma i Valori, se non si amano non si possano condividere.
La grande capacità di comunicazione chiara, lucida e profonda di Magdi, in pochi minuti, durante la trasmissione ha spiegato la fonte sostanziale, riferendosi all’essenziale di tutti i motivi di questa violenza contro la vita e contro la libertà delle persone. La violenza è nel credo islamico.
Il caso di Sanaa è successo, quasi contemporaneamente all’uccisione dei soldati della Folgore dai talebani in Afganistan. Il significato della parola talebani spiega tutto, il motivo, l’inizio e la fine del conflitto. I talebani ossia gli studenti coranici, ospitano il più grande terrorista del mondo. Gli studenti coranici, uccidono i civili e organizzano attentati contro le forze multinazionali, che aiutano la ricostruzione del paese. I talebani si finanziano anche dalle altre tribù dei paesi confinanti. Gli studenti coranici si finanziano dagli ayatollah del Iran. Gli studenti coranici sono visti con simpatia da maggior parte dei musulmani. Anche se dovrebbe essere il contrario. Sarebbe la chiave di tutte le spiegazioni della fonte di così tanta violenza nei confronti del prossimo. Sarebbe la spiegazione della materia base d’istruzione di così tanta violenza. Gli studenti coranici studiano il corano per diventare quelli che sono, cioè terroristi. Loro saranno combattuti soltanto quando si metteranno uno contro l’altro, come è successo in ogni tipo d’ideologia disumana. Ma finché l’altro saremo noi, loro, purtroppo, continueranno a essere una minaccia per tutto il mondo.
Emergenza educativa e libertà d'educazione
Penso che il nostro partito debba parlare nello specifico di come intenderebbe gestire lo Stato se dovesse andare al governo; e questo non per puro esercizio di fantasia, ma per metterci davvero in gioco di fronte all'opinione pubblica: insomma, direi che è ora che il nostro “programma transitorio” venga declinato specificamente nei vari ambiti. Dico questo perchè sento fortemente la necessità di affrontare un discorso approfondito e concreto nell'ambito mio proprio, che è quello educativo, nel settore socio-educativo e scolastico. Intendo parlare di riforma scolastica e riforma sociale, andando nello specifico attraverso un programma realistico che non tradisca la missione del partito e che possa far balenare all'opinione pubblica quello che abbiamo in mente. Ma cosa abbiamo in mente? Dobbiamo deciderlo insieme. Ebbene, io dico la mia. Occorre togliere la scuola dal monopolio statale e affidarla alla società civile (che ogni scuola dia eventualmente i suoi diplomi o attestati in nome della sua autorità). Lo Stato deve avere rispetto alla scuola il ruolo di garante di una libera e leale concorrenza tra le varie scuole (espressioni della società civile) e vigilare a che nelle varie scuole non si insegni l'errore e l'immoralità e a che non si faccia scuola solo per lucro. Ciò non significa che lo Stato non debba avere le sue scuole, ma solo che le scuole statali non possono non avere una giusta concorrenza se vogliono essere scuole di alto livello. Uno Stato che adempia a questo compito di garante di una libera e leale concorrenza nel rispetto della verità e della moralità è uno Stato che ha fatto suo il riferimento imprescindibile alla legge naturale da cui scaturisce il diritto naturale fondamento dello stato di diritto. Ciò che vale per il rapporto tra Stato e scuola vale anche per il rapporto dello Stato con tutte le altre istituzioni educative (con un occhio di riguardo per la prima e fondamentale istituzione educativa, la famiglia naturale fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna, in vista del perfezionamento dei coniugi e della procreazione ed educazione dei figli), che devono essere rispettate nel loro ruolo e nella loro legittima autonomia, potendo intervenire lo Stato solo nel caso di lesione del diritto naturale (non è lecito insegnare la menzogna, né l'immoralità, né utilizzare le persone come mezzo). Lo Stato dovrà essere non solo vigilante sulla libera società civile, ma anche incentivante e dove fosse necessario sostitutivo, tenendo comunque sempre presente che lo Stato è al servizio della società civile e la società civile è al servizio della persona umana: guai ad invertire i termini! In questo senso sarà opportuno che lo Stato fornisca a chi ne è privo i mezzi materiali per poter scegliere liberamente e frequentare proficuamente la scuola preferita, tenendo ovviamente conto del reale merito degli studenti in un regime di meritocrazia.
Questo potrebbe essere un abbozzo di linee programmatiche per la riforma scolastica e socio-educativa che però va di pari passo con la riforma etica della politica. Cosa ne pensate?
Poligamia e "famiglia aperta"
“...cosa succede? Succede che noi parliamo d'integrazione, ma loro, una volta trovato l'appartamento, procedono all'allevamento”. Così commentava padre Livio, direttore di RadioMaria, durante il suo commento mattutino alla stampa del giorno, la denuncia dell'on. Souab Sbai (Pdl), deputata italo-marocchina, riguardo ai ben 14000 matrimoni musulmani multipli in Italia. Noi occidentali invece siamo più evoluti, noi siamo per la parità dei sessi, infatti non solo regaliamo più mamme ai figli ma anche più padri attraverso l'imbecille consuetudine della cosiddetta famiglia aperta o famiglia allargata, anche perchè abbiamo fatto nostro l'altrettanto imbecille motto “meglio un buon divorzio che un cattivo matrimonio”. Con questo non voglio assolutamente dire che non sia da condannare senza se e senza ma la poligamia, ma solo che la nostra denuncia avrà sicuramente più peso e sarà senz'altro più autorevole se proporremo, assieme alla condanna delle forme distorte di famiglia, un modello di famiglia ragionevolmente appetibile.
Urgenze.
Avverto l'urgenza di un'accelerazione della organizzazione e della pianificazione di un'azione forte da parte del Ppec. Vi è l'urgenza di riunire i cristiani. L'urgenza di giungere ad una unità esemplare che non cada nell'errore di attivare correnti di destra o sinistra, una unità vera, guidata solamente dai dettami del Vangelo e non da visioni politiche e sociali di parte. Il cristiano non può essere di destra, il cristiano non può essere di sinistra. Il cristiano può essere solo di Cristo o non è cristiano. C'è bisogno di recuperare i valori cristiani per il rispetto e la difesa della vita, per la valorizzazione della famiglia, ovvero l'unione tra l'uomo e la donna, c'è bisogno di ritrovare il coraggio di testimoniare la Fede. I cristiani devono agire, non più chiacchierare o i cristiani saranno la causa della fine del cristianesimo.
Sanaa
Caro Cristiano,
ho partecipato al raduno degli Alpini di Montereale Valcellina (PN), ove sono iscritto seppur abiti in Emila R., raduno effettuato di fronte all'Hotel Monte Spia ove lavorava la povera Sanaa. Sono passato davanti al punto ove è stata uccisa è ho provato un forte colpo allo stomaco, il ritrovo era a 500 metri dal luogo ove Sanna è stata così barbaramente uccisa. Parlando con gli amici alpini dell'accaduto ho trovato in alcuni di loro la convinzione che l'Islam ed il Corano non c'entrino, mentre nella maggioranza di coloro ai quali ho spiegato e pregato di accedere al nostro sito per documentarsi e rendirsi conto del grave pericolo che stiamo correndo nell'essere islamicamente corretti, sanno che l'orrendo omicidio è un modo per dimostrare agli altri di essere un musulmano osservante e, un giorno finito il carcere, essere additato come esempio da seguire. Guai se un figlio, proprietà privata, si stacca dalla famiglia per seguire un occidentale paragonato al diavolo.
Speriamo che anche i "nostri" politici aprano gli occhi e leggano la traduzione del Corano e magari se la facciano spiegare da chi ha vissuto con loro per anni: te o i missionari.
Fausto
La religione dell'amore
Non so con certezza se l'islam predica violenza nei confronti dei "non musulmani" o "miscredenti", anche se la sura II, 191, testualmente dice: "Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell'omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti."
Non so con certezza se l'islam discrimina le donne, anche se la sura IV, 15, testualmente dice: "Se le vostre donne avranno commesso azioni infami portate contro di loro, quattro testimoni dei vostri. E se essi testimonieranno, confinate quelle donne in una casa finché non sopraggiunga la morte o Allah apra loro una via d'uscita."
Non so se abbiano ragione alcuni dei miei amici "cristiani", che, sempre in virtù del buonismo e dell'islamicamente corretto, dicono che si tratta di errate traduzioni del corano o che lo stesso vada interpretato diversamente.
Non so con certezza se Maometto abbia ucciso 700 ebrei, ma so che Gesù Cristo per tutti i giorni della sua vita ha AMATO il prossimo come mai nessuno prima (e dopo) e questo era il punto centrale della sua predicazione.
E so che nel vangelo non si parla MAI nè di uccidere nè di discriminazioni verso le donne e non c'è bisogno nè di corrette traduzioni nè di particolari interpretazioni; è così, e basta!
Ed allora, se giudichiamo la bellezza e la grandezza di una religione dall'AMORE, non paragoniamo un Islam pieno di lacune, contraddizioni, riferimenti all'odio, alla violenza ed alla discriminazione, al Cristianesimo, dove UNICO e SOLO fondamento è l'AMORE, verso tutti e senza eccezioni!
Ovviamente non deve essere la religione "formalmente" di appartenenza a giudicare una persona ed il suo operato, ma quello che realmente dice e fa una persona, cristiano, musulmano, induista o buddista che sia. Conta l'individuo e non la massa e non desidero altro che poter abbracciare un fratello musulmano se vedo in lui comprensione, accoglienza ed amore altruistico e generoso.
Una cattiva educazione toglie la libertà di giudizio
Ieri sera ho seguito la trasmissione " Porta a porta" alla quale ha partecipato Magdi Cristiano Allam. Si è discusso sulle cause che hanno portato all'uccisione della giovane marocchina Sanaa Dafani per mano del padre. Sono rimasta sconcertata quando Bruno Vespa ha chiesto ad una ragazza musulmana che cosa pensava di questo tragico fatto e lei ha risposto che la figlia era colpevole perché avrebbe dovuto ubbidire alle regole che il padre gli imponeva, giustificando così l'azione omicida del padre. Sanaa era colpevole, ma quale colpa ha commesso ? Quella di essersi innamorata di un uomo non musulmano? Sono rimasta allibita perché quella ragazza ha giustificato un padre che ha ucciso la propria figlia. Dunque questo è lo spirito della religione islamica per la quale anche uccidere la propria figlia è legittimo. Poco tempo fa nella mia città, Lugo di Ravenna, una ragazza è stata picchiata a sangue dal padre musulmano perché lei voleva vestire come le sue coetanee, e chissà quanti altri fatti succedono e non lo veniamo a sapere. Al fondo di tutto c'è un educazione imposta, una sorta di lavaggio del cervello che non permette a queste ragazze di giudicare e di discernere liberamente. Poi c'è stato l'imam che ha detto il corano è contro la violenza, e qui Magdi Cristiano ha dissentito dicendo che se il corano è contro la violenza come mai Maometto, alle porte di Medina ha partecipato all'uccisione di 700 ebrei? E' ora, come dice Magdi Cristiano, di aprire gli occhi. Di non tenerli chiusi celandosi dietro uno spirito buonista. Uno spirito che non tiene conto di un modello di convivenza fondato sulla condivisione di quei valori inderogabili quali il rispetto della dignità della persona. E' ora che i cristiani diano testimonianza della loro fede, non pieghino le loro ginocchia di fronte a chi vuole imporre le loro leggi, non si vergognino di testimoniare l'amore di Gesù Cristo per ogni uomo.
Il buonismo non è bontà.
Carissimi amici del PPEC,
eccomi ancora una volta a tediarvi, con una mia riflessione, su un argomento che spesso Magdi Cristiano ribadisce, ma che i nostri fratelli in Cristo, poco illuminati non vogliono assolutamente capire. E questo non voler capire dei nostri connazionali, già fratelli nella fede, da immensa gioia a quei Musulmani che non sono venuti qui da noi per integrarsi e, nell' obbedienza di TUTTE le leggi che guidano, nel bene o nel male, la nostra società civile e democratica.
Ora per quei fratelli cattolici cito alcuni passi da un'Enciclica del nostro beneamato Papa Paolo VI:
Dall'Enciclica "Ecclesiam suam" del 6 agosto 1964:
"La Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio" (n. 67). "Nessuno è estraneo al suo cuore. ... Nessuno le è nemico che non voglia egli stesso esserlo" (n. 98).
"La sollecitudine di accostare i Fratelli non deve tradursi in una attenuazione, in una diminuzione della verità. Il nostro dialogo non può essere una debolezza rispetto all'impegno verso la nostra fede. L'apostolato non può transigere con un compromesso ambiguo rispetto ai princìpi di pensiero e di azione che devono qualificare la nostra professione cristiana. L'irenismo e il sincretismo sono in fondo forme di scetticismo rispetto alla forza e al contenuto della Parola di Dio, che vogliamo predicare" (n. 91). "Solo chi è pienamente fedele alla dottrina di Cristo può essere efficacemente apostolo. E solo chi vive in pienezza la vocazione cristiana può essere immunizzato dal contagio di errori con cui viene a contatto" (n. 92).
Questo implica che debolezza, compromesso, siano per se stessi dei cedimenti al nostro CREDO di per se stessi INAMISSIBILI con l'essere Cristiani Cattolici Apostolici Romani. Inoltre chiarisce abbondantemente che non esistono nemici per il cattolico, a meno che non lo si voglia esserlo!
Infatti come non può essere nemico VOLONTARIO del Cattolicesimo chi voglia ridurre la donna allo stato di una cosa? Che sia vero che anche tanti che si professano Cristiani ecc.. ecc.. siano nei fatti degli ipocriti, predicando bene e razzolando male, come velenosamente scrive quella tale giornalista o cos'è (vera nemica delle donne) sul sito islamico citato da tanti altri cari amici e fratelli del PPEC. Questo però non vuol dire che l'occidente moderno e democratico non abbia sempre, e ribadisco SEMPRE, stigmatizzato certi comportamenti maschilisti deviati e devianti!
E' pur vero che in un' Italia reduce da un oscurantismo di ideologie fascisto- maschiloidi, ignorante e menefreghista della vera democrazia è perdurata fino ad alcuni anni fa quella vergogna del delitto d'onore, ma ora le cose da molto tempo sono cambiate. E' con la realtà dell'Italia di oggi che coloro che ci chiedono asilo, lavoro ed integrazione, devono fare i conti, non col nostro passato. Quello, è fortunatamente morto per noi che siamo rinati a più civili usi e costumi. Queste “penne” deliranti non possono mettersi a giudicare noi col metro del passato. Noi, gli islamici devianti e deviatori, li giudichiamo dai fatti negativi e non civili di oggi, non di ieri, altrimenti potremo dire che tra noi cristiani non era uso prendere come schiavi altri esseri umani, rubare e depredare sulle coste dei loro paesi proprio come BARBARI (o berberi!) solo perché ce lo indicava un profeta o un versetto del nostro Vangelo. Dio ce ne guardi, dal mischiare il Vangelo in cose inerenti la sopraffazione degli altri esseri umani!
Liberissimi di pregare come vogliono, nel rispetto delle Leggi di questo paese, ma non cerchino di fare la morale a noi titolari di queste terre, TANTOMENO si propongano (con l'aiuto di alcuni italiani malati di mente) di cambiarle a loro piacimento, togliendoci la nostra legittima sovranità. In quel caso il mio invito è: “Con le buone o con le cattive, tornatevene a casa vostra, per fare quel che volete, qui non ci rimanete!” Ed a questo invito farei seguire un imbarco coatto in navi scortate e presidiate da abbondanti forze militari, per il rimpatrio in paesi Arabi.
E li giunti facciano quel che vogliono........................... se glielo lasciano fare!
Stesso avvertimento lo darei a tutti quei pseudo cristiani che calando le brache davanti a tanta invadente sfacciataggine, vogliono decidere anche per noi Cattolici ciò che la maggior parte del la nazione non vuole. Ho voluto ricordare le parole del Papa, perché non si può certo dire che una tal persona fosse poco credente o tanto meno poco accogliente verso chi tendesse una mano.
Sia ben chiaro che una cosa è tendere la mano per avere un aiuto, che da buoni credenti non si deve negare mai (come non si deve negare il perdono!), altro è tendere la mano per attirarci verso di se, al fine di infiggerci una coltellata avendo il coltello nascosto nell'altra mano!
Di questo devono rendersi conto sia i nostri cristiani “buonisti” sia gli immigranti di qualunque fede o credo, che vengono nel nostro paese per lavorare e desiderino integrarsi. Gli islamici per la maggior parte sono brave persone, ma hanno al loro interno elementi che come mele guaste rischiano di guastare tutti, sia con le loro parole ed informazioni false, sia con le loro “predicazioni” ripiene di odio verso tutto ciò che non è islamico. Se desiderano veramente integrarsi, crescere in libertà vera, devono loro per primi isolare questi elementi, anche denunciando se occorre chi predichi la violenza anche da “esportazione”.
Brutto il tenderci la mano con finalità false e omicide.
Questo è infatti quello che stanno facendo i Musulmani in Italia, sia pure non tutti, ma se i facinorosi crescono, anche gli altri, per via del loro credo, saranno costretti sia pure loro malgrado ad adeguarsi.
La storia ce l'ha insegnato purtroppo!
Un abbraccio dal vostro Grillo Parlante
La Vergogna è dote che non tutti possono permettersi
Implacabilmente sotto gli occhi di tutti!
"PORTA A PORTA" di Lunedì 21 settembre 2009.
Hanno accusato il nostro Presidente Magdi Cristiano Allam d'essere un mendace, cristiano di rito copto convertitosi al cattolicesimo!
L'accusare una persona, l'attibuirli con lingua mortifera, una qualunque realtà che a questa non appartiene, destruttura la stesso concetto di "UOMO", minando in maniera gravissima l'inestimabile contributo al bene comune e alla coesione sociale che la Civiltà Cristiana ha portato nel mondo.
La mistificazione della realtà oggettiva è, per sè stessa, violenza che si arricchisce col mescolamento,il meticciato e la frattura delle idee.
Ma, ancora una volta, il nostro Presidente è stato e si è dimostrato più forte!
Reggere, non hanno saputo, il confronto!
Della falsità e pochezza delle loro tesi tutti hanno potuto prendere atto, così come della irriducibile differenza tra "Civiltà del Bene", di cui Magdi Cristiano Allam è degnissimo portavoce, e "civiltà del male" del quale essi hanno dimostrato d'essere fieri protagonisti!
Solleciti dobbiamo essere e perspicaci, senza permettere alle nostre energie d'andare disperse, anche alla luce dell'ingenuità della nostra normativa e delle nostre istituzioni di fronte a tale e così diffusa preoccupante realtà!
Dobbiamo essere come Marco d’Aviano
Dobbiamo essere come Marco d’Aviano
Continuo ad ascoltare e leggere la giusta indignazione e la rabbia di molti.
Le parole nella comunicazione sono estremamente importanti ma è il tempo che noi Protagonisti entriamo in scena concretamente, ognuno con il suo bagaglio di esperienza, ognuno nel suo luogo di lavoro, nel suo territorio:
Ma come si può aiutare concretamente il partito e con il partito tutte le persone di buona volontà?
Ognuno di noi deve essere un Marco d’ Aviano, .. perché?
Marco d’Aviano era un padre Capuccino, che nel 1683. dopo molti tentativi ( si reca alla corte imperiale quattordici volte), con pazienza, costanza e intelligenza francescana, riesce a costruire una alleanza composta da realtà molto diverse fra loro ma con un unico obbiettivo: fermare l’avanzata Ottomana: difendere la città di Vienna e ricacciare il nemico.
La vittoria è da imputare alla grande capacità dei generali, al fervore e all’eroismo di migliaia di uomini che, di molto inferiori di numero ai turchi ma con la spina dorsale diritta, hanno umiliato e sconfitto l’armata nemica.
Ma…. senza la paziente azione di tessitura diplomatica di Marco d’Aviano i mussulmani avrebbero sicuramente conquistato Vienna e la storia sarebbe profondamente cambiata.
Perché dobbiamo essere come Marco d’Aviano?
L’emergenza etica e l’invasione di chi vuole distruggere la civiltà cristiana è già iniziata ed è oggi un dato di fatto.
Ognuno di noi deve essere animato da una forza simile al fuoco, deve contattare con pazienza e costanza francescana (una virtù rara ma che è necessario imparare) tutte quelle associazioni, gruppi di preghiera, scuole ecc... che si rifanno anche lontanamente al messaggio cristiano.
E’ necessario contattare tutte le persone di buona volontà e far capire loro che siamo in una grave emergenza etica e che solo collaborando, unendo gli sforzi, creando fraternità, possiamo fermare il nemico.
E’ necessario convincere con pazienza e intelligenza che solo un partito può incidere seriamente nella società italiana attuale.
Questo partito siamo noi, non perché siamo i migliori ma perché Magdi Cristiano è una garanzia per tutti noi.
Se questo progetto fallisce, le persone di buona volontà hanno perso l’unico vero amico che le vuole aiutare.
E’ necessario convincere i responsabili delle varie associazioni che si può collaborare con il partito dei Protagonisti, mantenendo la propria personalità.
Unità nella diversità è possibile solo con un partito che si ispira seriamente al cristianesimo e che è fondato e diretto da una persona con la spina dorsale diritta a cui si può ragionevolmente dare fiducia, questa persona è Magdi Cristiano Allam.
Nessun partito, nessun movimento, nessuna associazione è in grado di unire persone di diverse fedi, di diverse culture e di diverse ideologie come può fare Magdi Cristiano Allam.
Nel partito ho avuto modo di conoscere induisti, mussulmani, protestanti ed ebrei, cattolici moderati e cattolici integralisti.
Forti di questa stima che la stragrande maggioranza degli italiani ha per il nostro Presidente, noi Protagonisti
abbiamo il dovere di muoverci, con prudenza e costanza per iniziare a tessere una rete di alleati, simpatizzanti, collaboratori e sostenitori.
Magdi ha molti impegni, non può fare tutto da solo,
Protagonisti !!! la rabbia, l’indignazione verbale è aria fritta.
Dobbiamo muoverci!! Facciamo confluire nel partito tutte le persone di buona volontà e chi non vuole inserirsi nel partito può collaborare e coordinare gli eventi e gli incontri che verranno organizzati ognuno secondo la propria misura.
Solo uniti si può vincere !!
Marcello Sartori
Incominciamo col respingere le menzogne al mittente
Stando alle parole pronunciate da un signore islamico - forse un imam - e trasmesse dal TG3 in merito all'omicidio di Sanaa, si tratterebbe di un omicidio analogo a tanti altri commessi in Italia (ha citato espressamente la Franzoni, Erica, Olindo e Rosa etc.) e ha aggiunto: "Non tiriamo, per favore, in ballo l'islam". Dopo di che, al TG, nessun commento da parte di nessuno.
Vorrei cortesemente chiedere a questo signore islamico di essere onesto prima di tutto con sé stesso e di non cercare di cambiare le carte in tavola, perché qua nessuno è scemo, come direbbero più o meno i napoletani.
Inoltre vorrei fraternamente invitare questo signore a riflettere sul fatto che parlare mentendo (e per di più sapendo di mentire) non fa onore né a lui come persona né tantomeno al popolo di cui è rappresentante, perché ne offre una cattiva immagine che non favorisce affatto le reciproche buone relazioni. Infatti, se uno mente, lo fa con tutta evidenza perché vorrebbe tentare di ingannare il proprio interlocutore e questo non certo allo scopo di fargli del bene.
Perciò, invece di accettare acriticamente qualsiasi cosa venga detta, perché non cerchiamo di reagire e, ogni volta che viene pubblicamente proferita una menzogna, la respingiamo con forza al mittente chiedendo pubbliche scuse? Del resto, i musulmani fanno così, spesso anche a torto e manipolando la verità dei fatti.
Noi vogliamo respingere le menzogne non già per rispondere ad una provocazione o per dare inizio ad un conflitto di idee oppure ad una guerra di religione. Le vogliamo respingere, invece, semplicemente perché, per poter convivere in pace, è indispensabile rispettarsi e trattarsi con vicendevole lealtà. E la lealtà nel parlare esclude per principio la menzogna.
Reagire alle menzogne palesi e manifeste è il primo passo per farci rispettare, giacché è evidente che se uno ti mente in faccia non ti rispetta affatto. Reagire significa fare in modo che all'emittente della menzogna arrivi il messaggio chiaro che il destinatario della menzogna (in questo caso, tutto il popolo italiano, dato che è stata detta in TV) non è disposto ad essere preso per i fondelli dal primo venuto né ad essere trattato da idiota.
Se l'islam davvero non c'entra con questo omicidio, allora noi chiediamo pubblicamente che venga proclamato a mezzo stampa e mass media vari, in tutti i paesi del mondo dove sono presenti comunità islamiche, il diritto inalienabile di tutte le donne islamiche senza eccezione alcuna, in Italia come in qualsiasi altro paese del mondo, a sposare chiunque esse vogliano, senza alcun divieto di nessun tipo e senza ritorsioni di nessun genere da parte dei loro familiari o comunità di origine.
Se questo non è o non sarà possibile, allora non ci si venga a dire che l'islam non c'entra, perché non siamo allocchi. Ed esigiamo le pubbliche scuse per essere stati trattati come tali.
Lanciamo una campagna
Carissimi tutti come non condividere l'articolo "respingere al mittente le menzogne"..
Direi che questi islamici sono davvero specialisti nel dire menzogne ...fanno forse parte del loro dna ..
A tal fine inviterei tutti adare uno sguardo al sito Islamonline di Picardo e Dal Monte ...
Un vero concentrato di menzogne di ogni tipo.. abberrante ..Penso ci siano i presupposti per azioni legali nei confronti di questi signori delle tenebre..
Ateismo e "libertà" sono azioni suicide.
Credo che l'islam abbia insiti nel proprio DNA molti, ma direi troppi, aspetti negativi che, di fondo, non parlano di un Dio di amore e di perdono, come per il cristianesimo, bensì di un Dio vendicatore, anche se misericordioso e compassionevole e via dicendo. Nell'islam manca il perdono, punto cardine della rivoluzione cristiana e manca l'amore anche per i nemici, altro punto fondamentale. E' impossibile pertanto cambiare le basi di una religione che non predica amore ma punizioni fisiche durissime per chiunque e ostilità verso i "pagani", ovvero tutti coloro che non sono musulmani. Manca la tolleranza, proprio quella tolleranza invocata dai politici progressisti. Mi ha fatto paura l'intervista del TG2 ad un Taliban prigioniero a Kabul che non ha potuto portare a termine la sua "missione" suicida e che si riprometteva, se avesse potuto tornare in libertà, di farlo ancora, ma con successo, per uccidere i pagani. Cioè NOI tutti.
Non è un caso isolato ma la base di una ideologia di morte avvallata da un Profeta e da quell'unico Dio che noi, invece, sappiamo avere un altro volto.
Premesso questo, che non è poco, perchè non mostra prospettive facili per un dialogo, anzi, mostra solo impenetrabilità e chiusura, veniamo ad un altro aspetto, quello secondo me più significativo: l'Europa cristiana (?).
Nei secoli passati l'Europa tutta, protestante o no che fosse, era cristiana. Il cristianesimo era una matrice comune e molto forte e per questo motivo fu possibile un confronto con l'islam. Oggi l'Europa non è cristiana, è atea, laica, secolarizzata e ride quando si parla di Dio o di una Chiesa cattolica (che ha tante colpe e atteggiamenti ancora non funzionali per la sua missione) che è fin troppo tollerante e poco evangelizzatrice. Se l'Europa non ritroverà la sua cultura, l'origine cristiana, l'unità dei cristiani e ri-scoprirà Dio, l'islam avrà terreno facile e addirittura la complicità delle Istituzioni o di alcune istituzioni di sinistra. Presto la complicità la potrà trovare però anche a destra, perchè le convenienze e i vari "politicamente corretto" sono utili anche a destra. E' una cosa assurda, non ci dovrebbe essere destra o sinistra in questo eppure la politica è riuscita a infilarsi ovunque devastando un po' tutto.
Pertanto, o l'Europa tornerà cristiana, unita e consapevole della propria storia e tradizione, o l'Europa riconsidererà Dio, la creazione, il mistero della Fede, o soccomberà a causa di se stessa.
Rifka Bary contro il 666 islamo-laicista
Rifka Bary, 17 anni, originaria dello Sri Lanka, non vuole tornare a casa sua nell'Ohio (Stati Uniti), perchè i suoi hanno saputo della sua conversione dall'islam al Cristianesimo e adesso lei teme per la sua vita. Che fine farà Rifka? Sarà uccisa? Sarà rimandata in Sri Lanka e rinchiusa in qualche “casa di correzione”? Non lo so...Dio la preservi. Intanto lei ha lanciato sui mass-media statunitensi (e la notizia è rimbalzata fino alle pagine del Foglio di Ferrara) il suo grido d'aiuto, ma qualcuno l'ascolterà? Rifka conobbe la Chiesa cristiana metodista in occasione delle manifestazioni pro-life davanti alle cliniche abortiste. Rifka si batte contro quella cultura della morte che vede alleati il nostrano laicismo che permette a una madre di uccidere un figlio e l'islam dei padri che uccidono le figlie apostate. La stessa violenza infame che costringe le donne al velo islamico, da noi getta la donna in vetrina come oggetto di consumo; la stessa ottusa meschinità che svilisce il seno fecondo ed esalta i tacchi a spillo, relega la donna al ruolo di oggetto di piacere in un paradiso maschilista o la riduce a strumento di conquista demografica.
“L'aborto è il più grande nemico della pace, perchè se una madre può uccidere un figlio, cosa può impedirci di ammazzarci gli uni gli altri?” (Madre Teresa di Calcutta) “Se l'umanità per un giorno solo dimenticasse l'aborto, Dio darebbe la pace per sempre” (Padre Pio da Pietralcina).
La stessa violenza omicida e menzognera accomuna chi uccide in nome della ragione laicista e chi uccide in nome della fede islamica. Con quale autorevolezza morale potrà il Presidente Usa alzare il dito contro il delitto d'onore islamico e contro le stragi d'innocenti dei kamikaze quando lui per primo ha dato impulso alla sperimentazione sugli esseri umani (finanziando la ricerca che sacrifica gli embrioni umani) oltrechè all'aborto (finanziando le ONG abortiste)? Come potrà un Occidente che ha assunto le pratiche eutanasiche, eugenetiche e abortiste come conquiste di civiltà e diritti dell'umanità, come potrà un tale Occidente invocare la pace? Come potrà desiderare di convertire a sé l'islam, se non ci sarà nessuna differenza sostanziale tra le aberrazioni disumane dell'islam e le sue? A quale cultura, a quale civiltà, a quale religione dovrebbero mai convertirsi i musulmani? Forse alla cultura della mercificazione del corpo? Forse alla cultura del relativismo etico? Dell'edonismo? Del materialismo? Del gay-pride? Forse l'islam sarà affascinato da una società che svilisce il ruolo fondamentale della famiglia come istituzione educativa naturale fondata sul matrimonio di un uomo e una donna? O forse l'islam si farà conquistare da un occidente che sancisce la libertà di educazione e la libertà di coscienza e poi di fatto impedisce alla famiglia di educare i figli secondo coscienza e opera un sistematico lavaggio del cervello attraverso i mass-media e attraverso istituzioni educative ideologizzate? Ma l'islam è già tutto questo! E' già materialista ed edonista fin nella sua visione del Paradiso! Già riduce il corpo a oggetto di piacere e di contrattazione quando permette la poligamia e i matrimoni combinati! E' già nemico delle persone con tendenze omosessuli che la cultura gay occidentale dice di amare e invece spinge verso una forma di vita avvilente e profondamente infelice! E' già relativista quando dice di amare gli amici e odiare i nemici! E non parliamo della libertà di coscienza e della libertà di educazione, nonchè del diritto di famiglia che nell'islam presentano evidenti violazioni dei diritti umani inalienabili. Del resto, non è forse una certa raffinata cultura “made in occidente” ad arrogarsi il diritto di decidere qual'è una vita degna di essere vissuta e quale no? E non fanno lo stesso i fedeli seguaci di Allah e del suo profeta Maometto? E qual'è il criterio degli uni e degli altri in base a cui decidere se una vita è degna o non lo è? Il criterio è uno: una vita è degna quando è funzionale al potere. Al potere di chi? Al potere dell'uomo sull'uomo, al potere cioè dell'uomo che si mette al posto di Dio. E qual'è il numero dell'uomo che si mette al posto di Dio? 666.
L'albero si riconosce dai frutti
I musulmani dovrebbero semplicemente riflettere sul fatto incontestabile che l'albero si riconosce dai frutti che produce.
Quali sono i risultati pratici della loro religione? Se fossero positivi, non si capisce come mai tanti musulmani siano in fuga dalle loro terre per venire proprio qua in Occidente, in mezzo ai "miscredenti".
Perché non rimangono nei loro paesi, godendosi la bellissima civiltà che hanno edificato?
Invece no, vengono qua.
Allora, o lo fanno perché da noi si sta meglio (e in tal caso dovrebbero onestamente chiedersi: perché? quali ne sono le ragioni profonde?) oppure bisogna pensare che lo facciano per poter dare man forte, al momento opportuno, agli estremisti fautori della jihad.
Ma se Dio ha creato l'uomo libero, come può contraddirsi e comandare che gli venga imposto qualcosa con la forza della spada? Come potrebbe l'uomo, privato della libertà che gli è connaturale, essere responsabile delle proprie scelte e meritare il premio o il castigo eterni?
Dio non può forzare nessuno semplicemente perché non può contraddirsi.
Pertanto, a rigor di logica, se delle presunte parole di Dio contraddicono l'opera delle Sue mani e producono frutti di morte anziché di vita (giacché Dio è il Dio della vita, avendo creato la vita e non già la morte, che è entrata nel mondo per l'invidia dell'Avversario) è evidente e limpido come il giorno più chiaro che quelle parole sono false e non possono provenire da Lui.