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L'ideologia abortista e antivita poggia le sue basi sulla menzogna

Pietro Ceci (Studente)

In occasione della Giornata per la vita ormai imminente, che si è tenuta oggi,
7 Febbraio 2010, è necessario ricordare a tutti, tramite un breve
testo, come l'ideologia antivita si sia basata nella sua storia su un
fondamento di falsità, menzogne e insensatezze.


E la menzogna si è
insinuata facilmente nella gente,che o per malafede o per ignoranza,
ha creduto a certe erronee informazioni come fossero verità assolute.
Le menzogne sbandierate dai più noti mezzi di informazione hanno fatto
opinione e ampie fasce di popolazione hanno aderito alla cultura che
giustifica l'aborto. Si è fatto leva su fattori emotivi, sulla 'salute della
donna', si sono nascosti dati oggettivi, si è oscurato il valore intangibile
del bambino nel grembo materno.
Così da tirare fuori le vittima nascoste dell'aborto che sono il bambino e
la madre. Mentre la tendenza è solo quella di parlare della donna.
Già nel 1971 il PSI, intenzionato ad arrivare alla legalizzazione
dell'aborto, sosteneva che ogni anno in Italia si effettuavano ogni
anno 2-3 milioni di aborti clandestini, per i quali morivano ogni anno
25000 donne. Questi numeri sono spaventosi, ma la realtà è tutta
un'altra: infatti si evince dal compendio statistico italiano che ad
esempio nel 1974 in Italia sono morte 9914 donne in età fertile(14-44
anni), di cui solo 409 morte di parto, e le donne morte per aborto
clandestino, che rientrano in questa categoria, si presume siano poche
decine.
Intanto nel 1975 Corte Costituzionale autorizzò l'aborto se la
gravidanza avesse potuto comportare un pericolo per la madre.
Siamo nel 1976 quando a Seveso, la "Icmesa" ebbe una fuga di diossina:
gli abortisti approfittano della situazione e profetizzarono alle
donne in cinta che la fuga di diossina avrebbe fatto loro nascere
bambini deformi , e che quindi era meglio sopprimerli. Lo Stato
Italiano fece così una deroga e permise che le donne che lo
desideravano potessero abortire a Milano. I feti abortiti vennero
fatti analizzare a Leida in Olanda e si vide che questi non avevano
alcuna malformazione; inoltre le madri di Seveso che ebbero il
coraggio di non uccidere il proprio figlio, nel 1988 incontrarono
Giovanni Paolo II con i loro figli, ormai cresciuti: erano tutti sani
e senza alcuna malformazione.
Quando la falsa informazione si fu sedimentata negli italiani, si
arrivò nel 1978 all'approvazione della legge 194, che legalizza
l'omicidio prenatale. Da questo momento in Italia ci sono stati 5
milioni di aborti legalizzati, cioè 1 bambino abortito su 5 bambini
nati. Per far approvare la legge ci si giustificò con i casi
pietosi,ovvero si disse che la legge sarebbe servita solo per i casi
di stupro, di malformazione del feto, o di rischio per la vita della
madre, in realtà sappiamo che i più comuni motivi per cui le donne
decidono di abortire sono ben altri. Nel momento del referendum per
l'abrogazione della legge, si fece di tutto per censurare il Movimento
per la Vita, le cui ragioni non poterono apparire sulle principali
testate italiane.
Per di più secondo le statistiche dei radicali la legge 194 aveva
avuto come risultato la diminuizione degli aborti annui. Infatti se
nel 1978, anno di approvazione della legge, gli aborti furono 220000,
ora mediamente abbiamo 140000 ogni anno. Tuttavia questo dato è un
valore assoluto, se si contano che le donne in età fertile sono
dimezzate, in realtà gli aborti in proporzione sono aumentati. Inoltre
in questi numeri non sono contati gli aborti chimici: ogni giorno in
Italia vengono vendute circa 1000 confezioni di pillole del giorno
dopo (Norlevo, Levonelle), che in molti casi impediscono l'impianto
dell'embrione e ne comportano quindi l'uccisione.
Quando la legalizzazione dell'aborto divenne realtà, venne a mancare
il deterrente per cui molte donne per paura della punizione dello
stato non avrebbero abortito, come ci conferma uno studio
dell'Università di Trento secondo cui il 32% delle donne che hanno
abortito, senza la legge non avrebbero preso questa decisione.
La legalizzazione dell'aborto ha comportato una ferita profonda all'apparato
giuridico italiano, legalizzare l'uccisione del figlio innocente ha
invertito un principio cardine del diritto naturale, il 'non uccidere'. Il
presidio legale che riconosce l'omicidio come reato è venuto a mancare,
molte coscienze 'deboli' hanno trovato un appoggio nel giustificare e
tollerare ciò che è gravemente ingiusto.
Concludo con una riflessione: non viene mai detto che ogni aborto si paga con i soldi dei
contribuenti, e che costa circa 1500 euro. Pensate, ogni anno ci sono
140000 aborti, quanti soldi in sostegno alle famiglie si sarebbero
potuti dare alle famiglie?


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11/02/2010 00:27




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