OCCIDENTE CHE ODIA SE STESSO - Bisogna vincere il complesso di colpa occidentale
Come abbiamo osservato nei precedenti articoli relativi al Burqa, al comunitarismo islamista e al dibattito sull'identità nazionale, le nostre società, se vorranno riuscire l'integrazione degli immigrati musulmani, sopravvivere alle sfide del relativismo e del nichilismo, dovranno nel futuro essere inflessibili nei confronti di fenomeni come il proselitismo islamico fondamentalista o radicale nel suo territorio, o come le ideologie che predicano l’odio anti-occidentale, anti-cristiano o antisemita in Europa.
Si dovranno inventare nuove soluzioni e proposte per favorire l’integrazione dei cittadini europei musulmani e far loro capire che il rispetto dei diritti dell’uomo e della donna, il diritto di credere o di non credere, la libertà d’opinione e la sacralità della persona umana, il rifiuto della violenza in nome di Dio, il rispetto delle radici giudaico-cristiani della civiltà europea non sono principi negoziabili secondo le culture d’origine. I valori delle democrazie occidentali ed europee non saranno più trascurate senza reazione perchè non sono negoziabili. Il "diritto alla differenza" o il relativismo culturale non potrà più sboccare su "diritti differenti" e su una denuncia della democrazia liberale laica.
Come spiegano continuamente personaggi coraggiosi come il presidente francese Nicolas Sarkozy o Magdi Cristiano Allam, non si puo’ essere lassisti su queste cose: il rinnovato discorso antisemita in funzione “progressista” o i nuovi comportamenti barbari ed incivili nelle "banlieues" delle grandi città europee, non andranno tollerate, anche se espresse in funzione terzomondista, o in nome delle “vittime”.
Le nostre società democratiche potranno sopravvivere a lunga scadenza solo se saranno riunite due condizioni affettive e psicologiche: le nazioni occidentali dovranno lottare contro il loro peggior doppio nemico interno: il complesso di colpa collettivo, vero virus mortale strumentalizzato dai Rossi-neri-verdi e dal Terzo-mondo evanscista. E vero che l’Occidente ha commesso delle atrocità nella Storia e che ha invaso, umiliato, colonizzato altri popoli. Ma è anche vero che le altre nazioni, civilità, cominciando dall'imperialismo islamico irrendentista, hanno ammazzato, umiliato, colonizzato, praticato lo schiavismo, ecc. La stessa cosa vale per l’Africa o l’Asia. La vera differenza tra le nostre società aperte - democratiche o l’Occidente e le altre civiltà, non sta nel fatto che l’uno è cattivo e l’altro vittima, ma nel fatto che solo l’Occidente ha riconosciuto e chiesto perdono per le sue colpe passate, anche al di là del necessario, e fino ad odiarsi a se stesso, le sue colpe e i suoi errori. Cio’ che non sono mai stati in grado di fare le altre civiltà. Infatti, mentre continuiamo a chiedere perdono a chi non ripaga mai il gesto, le altre civiltà, in prima fila l’Islam, l’America latina indigena, la Cina e l’Africa, gli altri popoli non chiedono nessun perdono e non provano nessun rimorso per i massacri del passato e quelli del presente. Scolpevolizzati, come si è visto all’ONU con Durban I e II, e in nome del “diritto alla differenza”, dell’anti-colonialismo, dell’antirazzismo o dell’antiimperialismo, continuano a accusare solo l’Occidente, l’America, Israele e l’Europa mentre i loro governi dittatoriali continuano ad ammazzare, sgozzare, umiliare o sottomettere le minoranze, le donne, i deboli come i non-musulmani e i liberali in terra d’Islam o gli intoccabili in India o i “nemici” della classe lavoratrice in Cina, Corea del Nord, Venezuela, Bolivia o Cuba. Continuano a calpestare i diritti dell’Uomo in nome del relativismo morale e culturale.
Paradossalmente, mentre l’Occidente che combatte l’intolleranza e la barbarie rimane colpevolizzato, il Terzo mondo islamico e revanscista implementa nuove barbarie scolpevolizzate. Lo schiavismo esiste ancora in Africa e in Terra d’Islam. Gli “Intoccabili”, sottocasta indiana nella religione induista, sono ancora umiliati e trattati peggio degli animali. In Cina, nei paesi islamici, in Corea, in Venezuela, Cuba o Bolivia, la pena di morte, il terrore anti-democratico e l’odio dell’Altro (occidentale) sono degli strumenti di governo e di neutralizzazione.
Non siamo i peggiori! rifiutiamo la responsabilità collettiva
Primo, se volessimo fare un paragone giusto, e se accettassimo per una volta non solo di parlare delle colpe occidentali ed europee pero anche delle bellissime cose che l’Occidente ha portato e regalato all’Universo, potremo facilmente renderci conto che non è la peggior civiltà o la più cattiva. Anzi. Secondo, se l’Occidente post-totalitario e democratico fosse coerente, non applicherebbe a lui stesso il trattamento ingiusto e profondemente archaico della responsabilità collettiva che rifiuta a ragione di applicare alle altre civiltà, cominciando dall’Islam, che conquisto’ l’Europa e sottomette i non-musulmani dopo aver distrotto l’impero romano-d’oriente e le cristianità orientali, colpe passate di cui nessun leader islamico non ha mai chiesto perdono. Anzi.
E tempo che l’Occidente applichi a se stesso le giuste e umane disposizione di perdono, comprensione, rifiuto di demonizzazione che applica sempre ai suoi avversari o opponenti riempiti di odio revanscista.
E tempo che l’Occidente impari di nuovo il significato della reciprocità e del vero dialogo onesto e bilaterale. La miglior risposta che si puo’ fare ai sostenitori del Nuovo Odio anti-occidentale è quindi il rifiuto della colpevolizzazione e della responsabilità collettiva e ereditaria (assurda e arrettrata) e la promossione dell’orgoglio di essere Occidentali. L’Amore e la compassione nei confronti della propria cultura e storia.
Di fronte all’ideologia crescente basata sull’Odio di se Stesso, specchio dell’Odio anti-occidentale dei suoi nemici revanscisti, la nostra civiltà potrà sopravvivere solo con la risposta giudeo-cristiana dell’amore della vita, che non è sinonimo di pacifismo suicida o viliaco, pero’ che prima ancora dell’amore dell’Altro, comincia quello di se Stesso.
Il riconoscimento delle radici giudaico-cristiani e l'amore della propria terra
L’Europa potrà resistere al nuovo Odio revanscista islamo-terzomondista globale che mira a distruggerci solo se saprà affermare la sua identità giudeo-cristiana, come lo afferma con coraggio il Presidente di Io Amo L'Italia, Magdi Cristiano Allam, quando parla della necessità assoluta di “ridare un’anima all’Europa”. Il Panoccidente dovrà infatti ritrovare l’Anima giudaico-cristiana che l’ha fondato filosoficamente e storicamente e imparare di nuovo ad amarsi e a rispettare e applicare i propri valori espressi cosi chiaramente dal Papa Benedetto XVI quando chiede all’Europa di ritrovare le sue radici giudeo-cristiane e di rompere coll’apostasia collettiva.
Assumendo questi valori, la civilizzazione occidentale sarà più rispettata anche dai suoi nemici che l’accusano di essere il nucleo di una cultura universale senza radici e senza valori. Rompendo con la “cultura di morte” relativista e nichilista denunciata dal precedente Papa Giovanni Paolo II, l'Occidente ritroverà vitalità psicologica e demografica. Se si amerà a se stesso, e se sorpasserà l’ideologia sessantotina e consumistica del “No Future” e del nichilismo, l’uomo occidentale ritroverà naturalmente la voglia di diffendere e dare la vita in tutti i sensi.
L'unico modo di sopravvivere e di assicurarsi un futuro migliore e armonico sta nell'affermazione dell'amore per la propria identità, risposta unica alla cultura della Morte e dell'Odio di se stesso. Quest'amore della propria cultura non è necessariamente chiusa, statale, nazionale. Esistono diversi livelli di identità e di "appartenenza": l'identità di civiltà o "civilizzazionale", cio' l'Occidente, l'Europa giudaico-cristiana, poi, l'identità nazionale o patriotica, l'Italia, la Francia, e infine l'identità più concreta, l'identità provinciale, regionale, locale, quelle più importante perchè è il livello più diretto e concreto dell'identità collettiva. In questo senso, l'idea di Magdi Cristiano Allam di affermare l'amore dell'Europa con Io Amo L'Europa, poi, l'amore della patria con Io Amo L'Italia e l'amore della terra locale con Io Amo la Lucania, è un'idea e è una proposta essenziale, una risposta di vita ad una cultura di morte e di autodisprezzo.







