ASSE MOSCA-PECHINO-TEHERAN - Russia e Cina contrarie a nuove sanzioni contro l'Iran
Si rinsalda il nuovo "asse del male". Mentre il mondo parla della coraggiosa scelta di Obama di incontrare il Dalai Lama e della forte presa di posizione di Berlusconi contro l'Iran, siamo costretti nuovamente ad assistere al rinsaldarsi dell'Asse russo-cino-iraniano. Ma da Mosca è necessario cogliere alcuni segnali provenienti da Medvedev.
Poco prima che scoppiasse la bufera sulla mai abbastanza elogiata decisione di Barack Obama di incontrare il Dalai Lama, durante la conferenza dei Paesi donatori dell'Afghanistan tenutasi a Londra, Russia e Cina hanno nuovamente respinto la proposta americana di approvare nuove sanzioni contro Teheran. Il ministro degli Esteri di Pechino Yang Jiechi ha affermato che con l'Iran "si deve dialogare. La questione del nucleare di Teheran dovrebbe essere risolta tramite sforzi diplomatici e negoziati”. Dopo un incontro con il segretario di Stato americano Hillary Clinton, Yang ha nuovamente ribadito il concetto “Noi crediamo che ci si debba concentrare sulla ripresa dei colloqui”. Da parte sua Hillary Clinton ha sottolineato come l'Iran non abbia "fatto alcuno sforzo per trovare un compromesso con la comunità internazionale sul proprio programma nucleare”.
Anche il terzo anello della catena dell'Asse, ovverossia la Russia, ha manifestato la propria "perplessità" , e ha portato il ministro degli Esteri russo Segei Lavrov ad un allineamento con Pechino. Ma il tutto non deve stupire.
E' oramai arcinoto che la Russia è il principale sponsor del nucleare iraniano, e che Putin abbia rapporti più che cordiali con Ahmadinejad. Ricordiamo che Putin è stato il primo capo di Stato russo a recarsi a Teheran dai tempi di Stalin. Con una differenza importante: Stalin si recò in Iran nel 1943 per incontrarvi Winston Churchill e Franklin Delano Roosevelt nel contesto della guerra contro Hitler, Putin si è recato in Iran, nell'ottobre 2007, per incontrare colui che adesso Berlusconi definisce "il nuovo Hitler". Si parla inoltre di un patto energetuco tra Russia, Cina e Iran "per limitare l'influenza dell'Occidente". L'Italia è dentro con tutte le scarpe in questo nuovo "Asse del male": la sua amicizia con Mosca e con la Libia, pedina minore dei tre grandi, impone al nostro governo scelte molto drastiche.
L'Asse del male ha dei punti deboli. Innanzitutto la rivoluzione iraniana, che oramai ha assunto un volto evidentemente antikhomeinista. Mousavi, questa sorta di Danton in salsa iraniana, ha dichiarato apertamente che la Rivoluzione islamica ha fallito: come Danton si pentì di aver seguito Robespierre e rinnegò il Terrore, così Mousavi ha rinnegato Khomeini e la sua rivoluzione, di cui pure fu seguace: auguriamo a Mousavi di essere più fortunato del suo omologo francese. Ma la nuova rivoluzione iraniana è oramai una tempesta cui non si potrà più mettere freno. Presto o tardi, gli ayatollah saranno travolti, e questa sarà senza dubbio una scossa tellurica senza precedenti per tutto il mondo musulmano: sarà la loro Rivoluzione Francese: dopo nulla sarà più come prima.
Mosca e Pechino tremano. Tremano anche per quei "morte alla Russia" e "morte alla Cina" scanditi dai ragazzi di Teheran. Ma anche da Mosca ci sono importanti segnali da cogliere: Dmitri Medvedev, quello che finora era considerato semplicemente un pupazzo nelle mani di zar Putin. Quando Putin ha dichiarato che nel 2012 potrebbe ricandidarsi, Medvedev ha risposto "anch'io". Obama sta cercando di dividere i due per mettere Putin, il più pericoloso, con le spalle al muro. Anche i rapporti russo-cinesi sono più tesi di quanto non sembri: la tendenza espansionistica cinese verso il confine russo, favorite dall'immigrazione cinese, potrebbero portare a contrasti fra i due grandi sponsor dell'Iran, aprendo scenari inediti.
Per ora vediamo però Mosca e Pechino sponsorizzare l'Iran, favorirlo, proteggerlo. Lo si sappia chi sono i due grandi burattinai del nucleare iraniano, della cui amicizia non ci si deve fidare. L'aiuto ai dissidenti è, in questa lotta fondamentale. Bravo Obama nel dare un segnale forte a tutti i dissidenti cinesi (e anche l'Accademia di Svezia sta pensando al Nobel al dissidente Liu Xiaobo) mentre non dobbiamo scordare, in Iran, la rivoluzione. Una rivoluzione che forse ha già cambiato per sempre qualcosa nel mondo musulmano.







