ASSE MOSCA - PECHINO - TEHERAN: Dear mr. President
Dear mr. President Barack Hussein Obama.
In passato criticai la sua decisione di non ricevere il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso per non irritare i tiranni cinesi. Oggi le dico "I'm sorry" mi ero sbagliato. Lei, mr. President, ha dimostrato coraggio a decidere di ricevere, nonostante oggi la Cina possa ricattare gli Stati Uniti, il pacifico leader di un popolo cui viene negato il diritto alla vita: e tutto questo in concomitanza con l'annuncio, da parte dell'Italia, di sanzioni verso quell'Iran che dalla Cina è protetto.
Mr. President, lei sa meglio di me che per il popolo tibetano Tenzin Gyatso rappresenta ciò che fu Karol Wojtyla per il popolo polacco, e che la Repubblica Popolare Cinese sta recitando lo stesso ruolo dell'Unione Sovietica. Mr. President, lei, come cristiano, sa perfettamente che la libertà di religione in Cina non esiste, e che i cattolici sono costretti a prestare giuramento ad una risibile "Chiesa Patriottica" che ricorda il culto imperiale romano per cui tanti martiri scelsero i leoni del Colosseo, e non al Vicario di Cristo. E' sempre la stessa storia, mr. President, dalla Vandea in poi. Lei sa, mr. President, che i buddhisti tibetani e i musulmani uiguri sono perseguitati più ancora che per la loro religione, per la loro razza: non sono Han, che è la razza che ha biosgno dello "spazio vitale" nonostante stia invecchiando a causa dell'aberrante politica del figlio unico, e che Pechino sta cercando di far sì che soppianti le popolazioni autoctone. E' la stessa storia, mr. President, dall'invasione della Polonia in avanti. Ma lei sa pure, mr. President, che assieme alla Russia dell'ex agente del Kgb Pechino è uno dei principali sponsor del nucleare iraniano. Mr. President, lei ha sentito quei ragazzi, che per le strade di Teheran si fanno uccidere per avere la libertà proprio come i loro coetanei cinesi vent'anni prima a Piazza Tienanmen, gridare "Morte alla Russia" e "Morte alla Cina". Lei, mr. President, è africano di origine: la sua famiglia appartiene alla tribù dei Luo, una tribù presente in Kenya, dove è nato Suo padre, in Congo, in Uganda ma anche nel sud del Sudan. Quel sud del Sudan martoriato dai janjaweed, dai "diavoli a cavallo" di Karthum, che in Darfur si stanno macchiando di genocidio. Genocidio pagato da soldi cinesi: Lei sa, mr. President, che gli artigli del Dragone stanno martoriando l'Africa.
Lei sa pure che la Repubblica Popolare Cinese è il principale finanziatore del debito pubblico americano.Lei, mr. President, sapeva che Pechino avrebbe reagito minacciando sanzioni, e lei sa pure che Pechino è attualmente in posizione di forza. Mr. President, lei ha avuto coraggio. Coraggio vero, di leader autentico. Io non sono stato tenero con lei in passato, mr. President: non mi piaceva quel suo flirtare con l'Iran, anche se capivo (l'America in crisi può forse permettersi una terza guerra?). Non mi è piaciuto quel suo discorso al Cairo, in cui ha difeso il diritto delle donne "a mettersi il velo". E, last but not least, non mi piacque quella porta in faccia al Dalai Lama. Vedevo più coraggio nel Suo vecchio e bistrattato predecessore, che protesse ogni dissidente: Lei mi era sembrato come il Principe di Machiavelli (non ho mai dubitato della Sua intelligenza, mr. President: ne avessimo uomini politici della Sua cultura) che deve apparire buono ma non esserlo.
Una volta vidi la stoffa del vero leader: quando, dopo il fallito attentato a Detroit, Lei disse "Ho sbagliato". Lei che è stato per molto tempo l'uomo più incensato del pianeta. L'avere il coraggio di dire "ho sbagliato" è la qualità che fa un grande leader (infatti, a sentire molti Suoi colleghi italiani, sono tutti bravi, belli e infallibili).
In questi giorni anche la leadership italiana si è svegliata, decidendo di colpire l'Iran. Mr. President, Lei conosce la Storia e saprà che nazione banderuola è stata storicamente l'Italia. Fino a ieri con gli ayatollah facevamo grandi affari, eravamo i primi partners dell'Iran. Certo restano ancora le amicizie coi russi e con Gheddafi, che dell'Iran sono degli sponsor. Lei però colpisce il Grande Burattinaio, la Cina: quella Cina che è dietro l'Iran tanto da essere odiata dagli eroici ragazzi eredi di Neda Agha Soltan. Quella Cina e quell'Iran accomunate da una paura fottuta per la libertà di pensiero che corre sulla rete, e i cui grandi nemici si chiamano Twitter e Google. Quella Cina i cui soldi pagano i macelli di al Bashir, il carnefice del Darfur. Quella Cina che nega il diritto all'esistenza del Tibet.
Se l'Italia l'ha seguita sull'Iran, dear mr. President, non si faccia illusioni che la segua sulla Cina. Possiamo rinunciare agli affari con l'Iran (le forniture energetiche arriveranno da Russia e Libia), ma agli affari con la Cina molti imprenditori non saranno disposti a rinunciare, perché è più conveniente licenziare lavoratori italiani, delocalizzare in Cina per avere al proprio servizio lavoratori-schiavi trattati peggio di bestie da soma. Rompere l'asse Mosca-Pechino-Teheran sarà dura, specie perché l'anello forte è rappresentato dall' "economia trainante del XXI secolo" che tanto piace ai Romiti.
Mr. President, ora lei ha scelto di stare dalla parte, economicamente poco conveniente, di un monaco in esilio. Ha scelto di stare, per riflesso, dalla parte dei ragazzi dell'onda verde. Si ricordi anche degli eredi di Anna Politkovskaja. Lei ha detto no al più potente sponsor di Ahmadinejad e al Bashir. Nonostante finanzi la maggior parte del debito pubblico del suo Paese
Thanks, mr. President. Yes, we can.







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