Magdi Cristiano Allam è deputato al parlamento europeo nel gruppo del Partito Popolare Europeo.


Per visualizzare cliccare sull'immagine


Elenco coordinatori


Votazioni marzo 2010

 Il 28 e il 29 marzo 2010 si voterà in 13 Regioni, 11 Province e in 1025 Comuni. Ecco nel dettaglio dove si voterà.

DOVE SI VOTA

Le leggi elettorali

Regole votazioni comunali

Regole votazioni regionali

Vademecum Comunali

Memo Elezioni amministrative


Galleria Fotografica

 

Foto del Primo Congresso Nazionale: Luca Rajna 


Siti Regionali

 


ARCHIVIO

Articoli

Filmati

Immagini

ECONOMIA SOCIALE DI MERCATO - Da prospettive nazionali a prospettive globali

Poichè continuiamo tutti a parlare di "Economia sociale di mercato" senza averne mai chiarito le fondamenta ed il significato, ho pensato di fare cosa utile sommarizzando la storia di questo pensiero economico, dalle sue origini alle sue prospettive nelle logiche di un mondo globalizzato. Particolare riguardo è stato dato, per la sua italianità e la nostra matrice ideologica, al pensiero di don Luigi Sturzo
Pierluigi Priori

Per mezzo secolo dopo la seconda guerra mondiale comunismo e sistema capitalistico si erano scontrati nel mondo con due concezioni opposte della politica e dell’economia. All’interno del mondo libero era nel contempo evidente il confronto fra le ideologie liberali e quelle stataliste, di derivazione marxista o di una certa matrice cristiana che trovò in Italia esponenti illustri quali Dossetti e La Pira.



Fra le laboriose masse dell’occidente libero, cui una varietà di sistemi aveva lasciato ampi spazi di ricostruzione del proprio benessere, in pochi comprendevano le profonde divergenze esistenti anche fra i propugnatori dello stato “liberale”. I fautori del liberismo estremo erano rimasti radicati alle teorie del “Lassez-faire” di Adam Smith, per le quali il benessere della società sarebbe scaturito dall’equilibrio fra domanda ed offerta sul mercato, purché esse non venissero influenzate in alcun modo da interventi esterni, a partire da quello dello Stato.


Nell’applicazione pratica del liberalismo “classico” inglese si erano però rilevati sin dall’inizio i difetti ed i limiti del liberismo. Senza organizzazione giuridica e controlli da parte dello stato dei fenomeni economici, potenziali monopolisti e cacciatori di rendite ebbero infatti buon gioco in meccanismi distorsivi dell’economia, vanificando così l’assioma del lassez-faire: la libera concorrenza.


In contrapposizione alla concezione liberistica britannica, in Germania si delineò così un nuovo modo di concepire l’organizzazione economica dello stato, che si sarebbe chiamata “Ordoliberalismo”.


Scrivendo negli anni bui della seconda guerra mondiale, Walter Euken affermava nei suoi “fondamenti dell’Economia”  che “il problema non si risolverà da solo semplicemente lasciando che il sistema economico si sviluppi spontaneamente. La storia del XIX secolo lo ha dimostrato senza appello. Il sistema economico deve essere pensato e deliberatamente costruito”.  Euken, Ropke e gli altri pensatori tedeschi della cosiddetta scuola di Friburgo avrebbero sviluppato la filosofia ordoliberale, che si sarebbe estrinsecata nell’economia sociale di mercato. Lo “Stato forte” che essi sottendono stabilisce le regole centrali di una economia basata sulla libera concorrenza, per le quali le singole attività non sono subordinate ad autorità centrali, e contrasta l’inevitabile attacco al libero funzionamento del mercato da parte di monopoli e cartelli oligopolistici, motivati dalla ricerca di rendite di posizione, con la finalità di “Creare un ordine sociale che garantisca il buon funzionamento dell’attività economica e condizioni di vita decenti ed umane”.


Detto Stato oltre a fissare le regole ed essere il garante della loro applicazione, può agire direttamente sull’economia, con un coordinamento che arriverebbe a forme “pedagogiche” di programmazione economica, ma mai in funzione dirigistica. Salvo interventi finalizzati sul medio termine al ripristino di logiche concorrenziali, nelle logiche ordoliberali l’impresa pubblica non trova spazio, perché lo Stato non può essere allo stesso tempo arbitro garante e giocatore.


Sarà Hayek ad approfondire quali possano essere gli “interventi” dello Stato compatibili coi meccanismi di questa economia di mercato, e quali le “interferenze”, attività non conformi che ne distorcono il funzionamento, e che come tali vanno escluse.


Wilehelm Ropke più di ogni altro saprà spiegare come la sussidiarietà sociale possa essere conforme all’economia di mercato: “Dal singolo individuo fino al centro statale il diritto originario è sul singolo gradino più basso, ed il gradino superiore subentra soltanto come sussidio al posto di quello più basso quando un compito esorbita dal territorio di quest’ultimo. Ne risulta una gradinata dall’individuo attraverso la famiglia, il comune e la provincia fino allo stato centrale, una scala che delimita lo Stato stesso e gli contrappone il diritto di ciascun gradino più basso con le sue inviolabili zone di libertà”.


Ropke aveva definito l’ordoliberalismo “umanistico”, perché parte dalla premessa che la natura dell’uomo è capace di bene e che si compie solo nella comunità, che la sua destinazione tende al di sopra della sua esistenza materiale e che siamo debitori di rispetto ad ogni singolo, in quanto uomo nella sua unicità, che ci vieta di abbassarlo a semplice mezzo. Esso è perciò individualistico, oppure, se si preferisce, personalistico”.


E’ evidente l’allineamento di pensiero del grande economista tedesco con la contemporanea “Mater et Magistra”, l’enciclica di Giovanni XXIII, secondo la quale il bene comune “ Si concretizza nell’insieme di quelle condizioni che consentono e favoriscono negli esseri umani lo sviluppo totale della loro persona”, ed anche: ”La presenza dello Stato non va attuata per ridurre sempre più la sfera di libertà dell’iniziativa personale dei singoli cittadini, ma anzi per garantire a quella sfera la maggior ampiezza possibile nella effettiva tutela, per tutti e per ciascuno, dei diritti essenziali della persona”


Posto in questo contesto, l’ordoliberalismo è pienamente compatibile alla dottrina economico-sociale della Chiesa, con la quale si fonde in una concezione di “economia sociale di mercato” che diventa la “terza via” fra un liberismo (o capitalismo) senza regole, che si risolve in meccanismi anti-concorrenziali che tendono a concentrare la ricchezza nelle mani di pochi, ed il collettivismo socialista.


In Germania le teorie ordoliberali non ebbero modo di esplicarsi durante la repubblica di Weimar e sotto il nazismo, ma l’economia sociale di mercato da esse propugnata divenne la logica dominante della ricostruzione politica ed economica del dopoguerra. Il suo massimo protagonista di quel periodo, il cancelliere democristiano Konrad Adenauer la definirà come “La costituzione socialmente intesa dell’economia industriale, nella quale viene armonizzata la prestazione di uomini liberi in vista dell’ottenimento per tutti di utilità economica e giustizia sociale”. Per Ludwig Erhard, ministro dell’economia poi suo successore, in questa “terza via” l’economia sociale è il fine che si consegue con lo strumento del mercato.


In Italia l’avvento del fascismo aveva impedito che gli ideali di Luigi Sturzo, Fulvio Milani ed Alcide De Gasperi portassero ad ampie teorizzazioni e sperimentazioni di modelli di sviluppo economico che si proponessero di armonizzare libertà di mercato e giustizia sociale.


Dopo la guerra, agli albori della Democrazia Cristiana, il pensiero liberale di Sturzo e De Gasperi trovò resistenze fortissime fra quei cattolici che, guidati da Dossetti e La Pira, condividevano coi marxisti una visione negativa del capitalismo: questa divisione del mondo cattolico portò ad una certa prevalenza, nella fase costituente, delle fortissime componenti socialista e comunista. La nostra Costituzione antepone così il “lavoro” alla libertà ed alla crescita della persona umana, e fa riferimento all’intervento produttivo e proprietario dello stato nell’economia, mentre l’atteggiamento verso il libero mercato è ambiguo. Ne uscirà una teorizzazione “ di compromesso” dell’economia mista, con prevalenza del pubblico sul privato, come per gli articoli 42 e 43.


Il risultato di questo compromesso fu presto evidente. Scriveva don Sturzo nel 1957: ”Purtroppo da noi esiste un’impresa industriale ibrida, la statalizzata e la privata, la prima con privilegi monopolistici, garanzie statali, facilità di mezzi e senza il senso del rischio; la seconda con una tradizione di favori statali, facilità di mezzi e senza il senso del rischio. Perfino operatori industriali che cercano favori particolari perdono di vista il valore della libertà economica ed i reali interessi della produttività nazionale”. Sturzo affermava quindi che il solidarismo è possibile solo ove il mercato libero conviva con politiche statali di cooperazione e di occasionale (più o meno concordato) intervento.


Il sacerdote siciliano, che più di ogni altro fu promotore in Italia delle dottrine dell’Economia Sociale di Mercato, concorda pienamente con la scuola di Friburgo quando scrive che “si perde la libertà politica e culturale se si perde quella economica, e viceversa”, e quando meglio di ogni altro  definisce quali debbano essere le funzioni dello Stato: anzitutto garanzia e vigilanza dei diritti collettivi e privati, mantenimento dell’ordine pubblico, la difesa nazionale, la tutela del sistema monetario e creditizio, buona amministrazione e finanza pubblica. Sturzo ritiene che lo Stato possa e debba poi intervenire, solo secondariamente ed in via sussidiaria ed integrativa, “in quei settori di interesse sociale e generale nei quali l’iniziativa privata sia deficiente, fino a che sia in grado di riprendere il proprio ruolo”.


L’economia italiana e quella mondiale hanno continuato ad evolversi in modo ben diverso da quanto auspicato da questo grande studioso politico cristiano: in uno stato pieno di commistioni grandi monopoli pubblici e privati hanno potuto accumulare utili enormi a scapito dei cittadini/consumatori, spesso fuorviati da propaganda e fonti manipolate di informazione.   Restando in Italia, si ricordi come esempio quando Edison, SME, SIP e gli altri produttori privati di energia elettrica furono nazionalizzati nei primi anni ’60: uno dei principali motivi addotti da socialisti e sinistra DC, fautori della nazionalizzazione, furono gli utili troppo alti per un “servizio pubblico” ove rendite da posizioni di monopolio regionale non erano tollerabili: osserviamo quali siano stati in anni recenti gli utili dell’ENEL, che certo non si era poi  accontentata di coprire i costi di gestione ed assicurare sul lungo termine gli investimenti… Per non parlare di altri potentati pubblici e privati, che operano da monopolisti di fatto o in cartelli oligopolistici in diversi rami di attività.


I poteri forti, più di ogni altro, hanno saputo poi approfittare dei cambiamenti avvenuti in occidente  con la fine del comunismo.


Il sistema capitalistico, caduto il muro di Berlino, ha infatti perduto la sua nemesi: con essa la necessità di politiche economiche atte a mantenere la crescita ed il consenso sociale. Le leve della finanza internazionale e dell’economia erano da tempo in mano a gruppi ristretti: finita la possibile “alternativa” comunista è scemata la forza di tanti sindacati e gruppi di potenziale opposizione organizzata, ed i grandi poteri economici hanno visto l’opportunità ed il momento di “monetizzare” posizioni dominanti precedentemente acquisite. Essi hanno quindi accelerato al massimo il fenomeno della globalizzazione, che presentata alle masse come uno strumento di sviluppo economico e perequazione sociale che avrebbe portato benessere a tutti i popoli, è stata poi attuata in tempi ben più brevi del necessario, prima che si potesse definire fra le nazioni un quadro normativo ed etico di regole con le quali assicurare la libertà di concorrenza e sanzionare i trasgressori: questo ha portato prima agli enormi profitti dei gruppi oligopolistici che detenevano posizioni di mercato dominanti, e  che della globalizzazione erano stati i veri promotori, poi alla crescita selvaggia economica e politica di una Cina nazional-comunista, cui nessuna regolamentazione  aveva imposto l’applicazione di necessarie misure etiche minimali che avvicinassero progressivamente i processi produttivi cinesi a quelli occidentali.


Con la grande crisi economico-finanziaria in corso nei paesi più avanzati, cui ha portato l’estremizzazione del sistema capitalistico, dobbiamo ora prendere atto del sostanziale fallimento del modello liberista di sviluppo economico, che basato sul semplice equilibrio tra la domanda e offerta ha promosso un mercato “globale” senza regole e controlli, e dobbiamo chiederci come uscire dalla crisi per arrivare a quell’insieme di condizioni che consentano e favoriscano in tutti gli esseri umani lo sviluppo totale della persona.


Se il mondo occidentale vorrà uscire dalla sua stagnazione senza essere travolto, come valori e come sistema, dalle potenze emergenti, dovrà ricordarsi di come l'economia sociale di mercato non solo rappresenti il modello economico più conforme alle sue tradizioni culturali, ma anche quello che ha trovato in un paese come la Germania il campo più ampio di lunga sperimentazione, con pieno successo.


All’interno di ogni singola nazione occidentale si è rilevato il fallimento delle teorie liberistiche del “Lassez-faire”, perché senza organizzazione giuridica e controlli dei fenomeni economici da parte dello Stato, monopolisti e cartelli oligopolistici  hanno avuto buon gioco in meccanismi distorsivi dell’economia, falsando la libera concorrenza: alla stessa stregua il liberismo estremo non può funzionare per l’insieme dei rapporti fra i popoli della Terra, per di più assolutamente disomogenei per cultura, tradizioni, sistemi politici ed economici. Come indicatoci da don Sturzo, sulla scia della scuola ordoliberale tedesca, e  coerentemente con la logica con la quale i grandi politici democristiani Konrad Adenauer ed Alcide De Gasperi dettero inizio al lungo processo che avrebbe portato all’unificazione economica d’Europa, è indispensabile che il consesso delle nazioni del mondo stabilisca logiche etiche, regole centrali e regolamenti di una economia “globale” basata sulla libera concorrenza, e vigili sull’inevitabile attacco al libero funzionamento del mercato da parte di monopoli, cartelli oligopolistici, e nazioni con sistemi di produzione e commercializzazione moralmente inaccettabili, perché lesivi della persona umana, dell’ambiente e di ogni comportamento commercialmente corretto. Per regolamentare la globalizzazione selvaggia in atto bisognerà comunque ricordare a tutte le parti interessate che l’obbiettivo di minima non può essere il profitto dei pochi individui, gruppi economici o nazioni, ma di creare ovunque un ordine sociale che garantisca il buon funzionamento dell’attività economica e condizioni di vita decenti ed umane. 
 


www.ioamolalucania.it - www.ioamolalucania.com
11/02/2010 00:27




Se vuoi aderire al nostro movimento, clicca qui sopra per visualizzare il modulo.

Puoi stamparlo e rinviarcelo via fax o email

 


 


Puoi effettuare una donazione al partito, come "elargizione volontaria", cliccando qui sopra.

 

 


Presentazione lista "IO AMO LA LUCANIA"


L'immagine
Galleria Fotografica della Campagna elettorale per Magdi Cristiano Presidente della Regione Basilicata

ascolta la conferenza stampa in streaming

clicca per vedere la galleria foto


Magdi Cristiano a "Porta a Porta"

Non sono nè del UDC e nè del PdL, in Basilicata sarò con una mia lista indipendente.




Sondaggio
Vota Magdi Cristiano nel sondaggio de "La Gazzetta del Mezzogiorno"
10/02/2010 17:33


Servizio dal TGR RAI Basilicata sulla conferenza stampa di Alfonso Ernesto Navazio


L'immagine
(03\03\2010 Giuseppe Fontana)Da La Russa con amore

Comunicazioni ai Protagonisti
IMPORTANTE! CAMBIO E-MAIL IO AMO L'ITALIA

Cari amici, vi prego di prendere nota che a partire da oggi gli unici indirizzi e-mail validi per le comunicazioni con me e con la segreteria sono i seguenti: segreteria@magdiallam.it oppure  segreteria@ioamolitalia.it Vi ringrazio e vi auguro un mondo di bene. Magdi Cristiano
Leggi tutto


Diventa Fan su Facebook

Login utente