INTEGRAZIONE IN ITALIA - Quel mare di soldi diretto in Cina
E' una tradizione popolare cinese, quando muore una persona, bruciare dei soldi. I cinesi di Prato, invece, effettuano trasferimenti molto alti di denaro verso la madrepatria. La Terra di Mezzo riceve rimesse per 1,7 miliardi di euro. Ma gli affari dei cinesi sono spesso poco puliti, spesso non senza il consenso del governo di Pechino.
Il quotidiano torinese La Stampa ha pubblicato, nel nmero di lunedì 1 febbraio 2010, un dettagliato servizio a cura di Fabio Pozzo sulle rimesse di denaro che gli extracomunitari trasferiscono in patria, servizio basato sui dati Istat e Bankitalia rielaborati dalla Fondazione Leone Moressa. Pur lontano dai valori boom dei primi anni Duemila, il "money transfer" è ancora molto alto. Il valore delle rimesse uscite nel 2008 attraverso canali formali, quali banche, poste o agenzie di money transfer e di 6.381.324 euro, valore pari allo 0,4 per cento del Pil nazionale. Pur risentendo della crisi, il valore delle rimesse è aumentato rispetto al 2007. E L'Italia è diventato uno dei terreni preferiti per le agenzie di money transfer, in particolare le "big" del settore quali la Western Union, Money-Gram, e Rial Financial Services.
Il Paese che conosce il più signifcativo aumento di money transfer è la Cina, seguita da Filippine, Romania, Marocco, Senegal, Bangladesh e Brasile. Ricordiamo che la comunità cinese, pur in vigorosa crescita, è solo quarta (170.265) dopo la comunità romena (796.477), albanese (441.396) e marocchina (403.592). Questo secondo i dati Istat, anche se l'Osservatorio permanente per l'immigrazione afroasiatica parlerebbe addirittura di un milione di cinesi in Italia, cifra forse un po' da prendere con le molle.
Secondo i dati elaborati dalla Fondazione Leone Moressa quasi la metà delle rimesse, vale a dire 3 miliardi di euro, va verso l'Asi, mentre un quarto (1,7 miliardi di euro) è diretto in Europa, il 15 per cento verso l'Africa e il 12 per cento verso le Americhe.
Tornando ai 3 miliardi diretti in Asia, di questi 1,7 miliardi finiscono in Cina. La città con la spedizione pro capite più ricca è, guarda caso, Prato dove risiedono 30 mila cinesi su 180 mila abitanti, e dove i cinesi hanno circa 500 aziende basate sul "pronto modo", una modalità di concorrenza che definire sleale è un eufemismo, visto che si basa sulla copiatura di marchi italiani e sulla produttività schiavile sinico more, che oltre a portare la sofferenza umana per operai, spesso minori, sfruttati porta anche a modelli confezionati in fretta e quindi alla scarsa qualità (la fretta non porta mai qualità).
Infatti la provincia di Prato primeggia con 14.858 euro l'anno di spedizioni pro capite. Al secondo posto c'è Roma, con 5.287 euro l'anno. Ma da dove provengono quei soldi?
Recentemente un blitz delle forze dell'ordine ha fatto chiudere trenta aziende cinesi a Prato. Le irregolarità riscontrate dalle forze dell'ordine erano immigrazione clandestina, sfruttamento di clandestini, condizioni igienico sanitarie molto precarie, condizioni di sicurezza sul lavoro pressoche’ inesistenti. L'assessore all'integrazione di Prato Giorgio Silli ha recentemente risposto proprio ad una nostra intervista svelando molti dei drammatici segreti della ricchezza dei cinesi di Prato. Nei laboratori cinesi "le condizioni sono purtroppo tragiche e spesso vi sono casi di evasione dell’obbligo scolastico proprio perche’ rientra nella loro cultura che anche i figli debbano partecipare al lavoro della famiglia". Inoltre in queste aziende, sempre secondo Silli "esistono forti infiltrazioni della malavita cinese che , comunque, colpisce solo i propri connazionali". Nonostante le evidenti illegalità riscontrate in tali laboratori, il console cinese a Firenze Gu Honglin ha avuto la faccia tosta di paragonare la polizia italiana alle SS (ironico sentire questi paragoni dal portavoce di un regime che ha rispolverato la moda dei lager e dei gulag chiamandoli laogai, che sta forzatamaente cinesizzando il Tibet e il Turkestan orientale compiendo un genocidio etnico-culturale con la stessa esatta modalità dello "spazio vitale" utilizzata da Hitler in Polonia e che è il principale partner del dittatoe sudanese al Bashir, condannato dal tribunale dell'Aja, nel suo genocidio dei neri del Darfur). La cosa drammatica è che il console Gu, come ci informa sempre Giorgio Silli " e’ autorizzato dal suo governo a fare certe affermazioni" anche se il Comune di Prato cerca giustamente un dialogo con le autorità cinesi auspicando " tra breve un incontro tra il console ed il sindaco".
Certo. vi è anche il problema della qualità delle merci: "esiste anche un pericolo OGM. Sono stati rinvenuti ortaggi coltivati da cinesi in Italia, le sementi dei quali non sono permesse nella UE."
Ora questo corposo flusso di denaro, che parte da Prato ed è diretto in Cina, è stato frutto di attività illegali, sfruttamento, con addirittura infiltrazioni malavitose. Quindi sicuramente gran parte di quei soldi sono soldi sporchi. E' ora di mettere le carte in tavola con la comunità cinese è pretendere legalità e che si cessi lo sfruttamento degli operai e dei minori. Altrimenti non potremo far altro che considerare sporche quelle rimesse. Così come dovremo considerare sporco il "miracolo" cinese che tanto piace a molti economisti notrani.







