CARITAS IN VERITATE - La relazione di monsignor Fisichella sull'ultima enciclica di Benedetto XVI e la centralità della persona umana
Cos' è l'etica? E' la ricerca della felicità. Questa è stata l'anima della relazione che monsignor Rino Fisichella ha tenuto al teatro Cagnoni di Vigevano (PV) sabato 23 gennaio sull'enciclica sociale di Benedetto XVI Caritas in Veritate. Un viaggio che ci aiuta a comprendere come non ci possa essere un autentico sviluppo economico senza una reale centralità della vita e della persona umana.
La riflessione di monsignor Fisichella parte ovviamente da ciò che ha scritto il Papa nella sua ultima enciclica, la Caritas in Veritate, definita l' "enciclica della crisi". In realtà non è certo stata la prima enciclica sociale della Chiesa cattolica. Il rettore della Pontificia Università Lateranense ha ricordato, proprio all'inizio della sua relazione, le altre grandi encicliche sociali, a partire dalla fondamentale Rerum novarum di Leone XIII che fece letteralmente "tremare la terra sotto i piedi" al mondo cristiano, come scrisse il grande romanziere cattolico francese Georges Bernanos. E la fondamentale enciclica sociale di Papa Pecci fu l'apripista per altre lettere fondamentali sulla dottrina sociale della Chiesa, tra cui le notevoli Quadragesimo anno di Pio XI, Mater et magistra di Giovanni XXIII, Populorum progressio di Paolo VI, la Laborem exercens e la Centesimus annus di Giovanni Paolo II per concludere con l'enciclica sociale di Papa Ratzinger.
Caritas in Veritate. Queste le prime parole dell'enciclica. Che subito, come sottolinea monsignor Fisichella, mettono in evidenza la dimensione veritativa della carità. In realtà un'espressione molto simile è presente in San Paolo laddove si parla della "verità nella carità " (Ef 4,15). Quindi la carità è da intendersi nella sua dimensione di verità. Monsignor Fisichella sottolinea come tutto ciò contrasti col relativismo imperante, riprendendo quindi un punto centrale del pensiero ratzingeriano. Ma attenzione: tutto questo non è così astratto come si possa pensare. L'etica, come ha ben sottolineato monsignore, è innanzitutto la ricerca della felicità. Il primo uomo che si è posto degli interrogativi etici si è innanzitutto chiesto: come posso essere felice?
Questo interrogativo riguarda tutto il campo dell'agire umano. L'azione sociale ed economica, che sono mirate a portare il benessere, non possono essere staccate da tutto il resto della complessità della vita umana. Lo stesso Fisichella si è soffermato molto su come, all'interno di un'enciclica sociale ed economica, si sottolineino molto i temi bioetici. Non possiamo pensare ad una società del futuro senza affrontare i temi della genetica, che ci sta portando verso aberrazioni. Il tema di come viene usata la scienza non può essere disgiunto da tutti i temi sociali ed economici.
Fisichella va al punto. Come si può pensare che la selezione genetica dei propri figli possa condurre alla felicità? No. Tutto questo porterà dritto ad una selezione che avrà il suo sbocco inevitabile nella discriminazione. Qualora un potenziale figlio non risponda a determinati canoni lo si scarterà. Questo porta inevitabilmente solo infelicità e discriminazione. E non porterà sicuramente armonia nella società.
A questo punto diventa fondamentale la cultura, inteso come cultura umanistica. Oggi c'è la tendenza a pensare che Platone, Aristotele e tutti i grandi pensatori del passato siano oramai cosa superata. Che al giorno d'oggi solo la conoscenza scientifica sia utile. Certo, sottolinea Sua Eccellenza, la conoscenza scientifica è utilissima. Per fare un esempio semplicissimo, l'uomo ha fatto un reale progresso quando ha capito che scavare con un utensile era meglio che scavare con le mani. Ma l'abbandono totale della cultura umanistica, cosa che sta andando molto di moda in questo periodo, non potrà che sfociare in un abbandono dell'etica: perché il succo della cultura umanistica è comunque una ricerca del bene e della felicità. La filosofia antica si divide in presocratica e post-socratica. Prima di Socrate i filosofi erano "scienziati" che cercavano i principi fisici. Socrate spostò il fuoco dell'attenzione dalla fisica all'etica, criticando aspramente i sofisti, che cercavano di dimostrare con l'artificio retorico l'inesistenza di bene e male.
La ragione è universale, quanto la fede è dono solo per alcuni. Monsignor Fisichella ha sottolineato quanto la frase "Non fate agli altri ciò che non volete sia fatto a voi" sia universale. Monsignore ha solo portato l'esempio ma questa frase è anche il punto su cui la particolarità della fede cristiana si differenzia dall'universalità della ragione. Infatti la formulazione negativa "Non fate agli altri ciò che non volete sia fatto a voi" è di Confucio: quindi appartiene ad un ambito non occidentale e precristiano. La formulazione evangelica invece pone il bene come attivo: infatti è "fate agli altri ciò che volete sia fatto a voi": questo è il passo successivo compiuto dalla religione cristiana. Ma questo anche sottolinea quanto sia importante la cultura umanistica, perché ci aiuta a capire l'etica. E ci aiuta anche a comprendere l'unitarietà della natura. Fisichella ha citato il Papa proprio nel dire che il libro della Natura va sfogliato in maniera unitaria.
La relazione di monsignor Fisichella ha anche toccato temi come quello della demografia. E' stato sottolineato come una nazione che non fa figli non abbia materialmente un futuro. Ma una nazione vecchia non pone soltanto i problemi riguardanti la mancanza di giovani, ma anche quelli riguardanti una gestione umana dei problemi legati all'anzianità, che viene emarginata da un certo superficiale culto dell'esteriorità enfatizzato dai media. Monsignore sottolinea come non solo nel nostro mondo vi sia una mancanza di giovani, ma pure come i giovani non abbiano sufficiente spazio nel nostro mondo lavorativo e politico. Ma sottolinea come spesso il lavoro manchi di umanità.
E' un lavoro schizofrenico, sottolinea monsignore, riportando alla mente di tutti ciò che disse Paolo VI "Il lavoro è umano solo se resta intelligente e libero". Oggi invece abbiamo una concezione competitiva non solo tra aziende, ma anche tra colleghi. Questo rende il posto di lavoro un inferno. Teniamo anche conto che la disumanizzazione del lavoro, come sottolinea Fisichella, è ulteriormente aggravata dal fatto che passiamo molto più tempo coi colleghi che con i nostri cari. L'eticità della cosa è già di per se opinabile, ma se la sommiamo alla competitività spietata che circonda il nostro mondo, allora ci accorgiamo di quanto manchi di etica. Il culto della carriera è il frutto di un concetto amorale di lavoro. Il lavoro deve avere una finalità umana:altrimenti non si è altro che automi o burocrati, che non vedono l'ora di lasciare il posto.
Anche il fatto che al lavoro si dedichi più tempo al lavoro che alla famiglia ha portato a far sì che vi fosse un crollo demografico. E questi non sono problemi filosofici, ma reali e pratici.
Monsignor Fisichella conclude la sua relazione sulla Caritas in Veritate sottolineando il connubio tra Fede e Ragione, punto cardine del pensiero ratzingeriano. Ma allo stesso tempo ammonisce i credenti a non essere arroganti: tanti valori cristiani o molto vicini al cristianesimo sono condivisi anche da non credenti, perché la ragione è universale (basti fare il confronto tra il succitato detto di Confucio e il passo evangelico, affine al motto del maestro cinese anche se lo pone in una diversa e più dinamica prospettiva). L'arroganza di alcuni credenti allontana chi è sinceramente alla ricerca. Ci si deve porre con i non credenti con la stessa attitudine del viandante. Il viandante è in viaggio, ma conosce la meta, e può aiutare l'errante, che cerca una meta a lui ancora ignota.







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Grazie Fisichella
Di utilissimo interesse, e di profonda analisi socio-economica oltre che di fede. Un vero padre.
Grazie