Controrivoluzionario di Harry Wu
La Cina è vicina. E' questo che si sente ossessivamente ripetere dagli economisti e dai cantori del nuovo secolo cinese.
Ma dietro il risveglio del Dragone si nascondono morte, tortura e oppressione. Per questo oggi più che mai è d'obbligo leggere Controrivoluzionario dell'attivista per i diritti umani cinese naturalizzato statunitense Harry Wu, sopravvissuto ai laogai, i terribili lager cinesi.
Il libro del Solzenicyn cinese, scritto in collaborazione con la giornalista Carolyn Wakeman, è stato pubblicato in Italia sotto il titolo di Controrivoluzionario - i miei anni nei gulag cinesi (Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2008), ma il titolo originale è molto più bello e suggestivo, carico di poesia di stampo squisitamente cinese: Bitter Winds cioé "Venti amari". Sono i venti della rivoluzione maoista, che hanno portato al potere il Partito Comunista che regge la Cina ancora oggi, sebbene del comunismo abbia mantenuto solo gli aspetti peggiori assorbendo, dal punto di vista economico, il peggio del capitalismo occidentale.
Harry wu, il cui vero nome è Wu Hongda, è nato a Shanghai nel 1937, figliod i un banchiere. Si iscrive all'Istituto di Geologia di Pechino, e viene arrestato nel 1956, durante la Campagna dei Cento Fiori, per aver criticato il Partito Comunista. Mai formalmente incriminato, viene inviato nei laogai. Harry Wu rimase 19 anni in quell'inferno, cambiando campi più di una volta, costretto ad estrarre carbone, lavorare la terra e costruire strade. Racconta delle rane e dei serpenti mangiati per pranzo. Racconta della sua dignità personale che lo salvò in più di un'occasione dalla morte o dalla follia.
Laogai. Questa parola terribile, eppure poco conosciuta. E' un'abbreviazione di laodong gaizao, ovvero "riforma attraverso il lavoro". Una formula che ricorda molto, nella teoria e nella pratica, l' Arbeit Macht Frei di hitleriana memoria. Attualmente i detenuti nei laogai sono circa otto milioni. Stime ufficiali sui decessi nei lager cinesi, ovviamente, non ci sono Il libro nero del comunismo stima 20 milioni di morti dal 1949 al 1989, Jung Chang nel suo Mao: The Unknown Story parla di 27 milioni, Rudolph Joseph Rummel (che coniò il termine di democidio per indicare un omicidio di massa commesso da un governo) parla di 15 milioni. Ma i numeri lasciano freddi: se ci limitassimo a sciorinare solo cifre daremmo ragione a Stalin, il quale commentava che la morte di un uomo è una tragedia, la morte di un milione di uomini è una statistica. Invece leggendo Bitter Winds passiamo attraverso la tragedia di un uomo singolo. Attraverso tutto ciò che ha passato in quell'inferno. Moltiplichiamo quella tragedia per migliaia, milioni di uomini. Teniamo conto del fatto che Harry è passato attraverso quell'inferno ed è sopravvissuto, mentre milioni non ce l'hanno fatta, sono morti, sono impazziti. Teniamo conto che, a differenza dei lager nazisti e dei gulag sovietici, il mostro cinese è vivo e forte, e oggi tutti fanno a gara per ingraziarselo.
Harry Wu si trasferì negli Stati Uniti nel 1979, e lì si dedica esclusivamente all'attivismo e alla denuncia della violazione dei diritti umani nella Repubblica Popolare Cinese. A tale scopo ha creato la Laogai Research Foundation.
L'edizione italiana di Bitter Winds contiene una prefazine di Harry Wu scriita appositamente. Wu ha avuto una spiacevole avventura in Italia, che ci racconta proprio in questa prefazione: "Ho viaggiato in Italia tre volte nel 2005 e nel 2006 e ho conosciuto molti italiani che mi hanno espresso la loro solidarietà. Insieme ai miei colleghi della Laogai Research Foundation Italia ho visitato numerose città italiane ed organizzato conferenze, mostre e convegni. A parte un atto di violenza, perpetrato da estremisti comunisti a Roma nel settembre 2006 per impedire la presentazione di un mio libro, sono sempre rimasto impressionato dalla partecipazione e dall'amore per la libertà del popolo italiano" ( pag.8). L' "atto di violenza" di cui parla Wu avvenne a causa della presentazione del libro Laogai. I gulag di Mao Zedong presso il Tuma's book bar della Capitale. Fu presentata un'interrogazione parlamentare da Fabio Rampelli alla Camera nella Seduta n.39 del 21\09\2006 a questo riguardo. Successivi accertamenti del Ministero degli Interni, retto all'epoca da Giuliano Amato, portarono alla conclusione che "circa quaranta giovani aderenti al movimento antagonista capitolino del centro sociale di via dei Volsci hanno effettuato senza alcun preavviso un presidio all'ingresso della libreria, inibendone di fatto l'entrata e impedendo lo svolgimento di ogni iniziativa. Uno degli organizzatori dell'evento è stato proditoriamente colpito al viso da un sacchetto di plastica contenente del ghiaccio ed ha riportato un trauma contusivo".
Questa fu l'accoglienza italiana, mentre, alla sua uscita negli Stati Uniti, la New York Times Book Review ha nominato Bitter Winds libro dell'anno.
E' paradossale pensare a questa aggressione, in quanto oggi la Cina non è più né comunista né capitalista. E' un ibrido mostruoso di tutte e due le pesti materialiste del mondo moderno: comunista sul piano politico, quindi mantenendo repressioni, censura, campi di concentramento e strangolamento di ogni libertà politica e di pensiero, mentre sul piano economico ha sconfessato le dottrine di Marx assorbendo il peggior capitalismo fatto di lavoratori schiavi, sfruttati per venti ore al giorno sette giorni su sette per circa settanta euro al mese. La Cina deve la sua crescita economica al fatto di essersi trasformata in un gigantesco laogai.
Harry Wu è ben consapevole del fatto che l'Occidente si è inchinato dinanzi alla Cina. E lo scrive a chiare lettere nella prefazione all'edizione italiana, che è uscita a ridosso delle Olimpiadi di Pechino, che presentano analogie agghiaccianti con quelle du Berlino del 1936: " Purtroppo, nonostante i crimini compiuti dal regime cinese non mi sembra che esista la volontà politica internazionale di farli smettere.
L'Occidente ha infatti approvato le Olimpiadi di Pechino, fornendo al regime una magnifica vetrina per illustrare 'i progressi del Paese'. Non posso fare a meno di pensare che, mentre a Hitler le Olimpiadi del 1936 furono assegnate senza immaginare gli orribili avvenimenti che sarebbero poi accaduti, a Pechino sono state concesse pur conoscendo l'efferatezza dei crimini che la Cina tuttora commette.
Molti si sono illusi che la crescita economica della Cina avrebbe portato ad un miglioramento del rispetto dei diritti umani in quel Paese. Al contrario, la repressione e la persecuzione continuano ed il sistema dei laogai è in pieno sviluppo. Non possiamo dimenticare i milioni di vittime dei laogai ed i milioni di persone che vi soffrono oggi" (pag.9).
Poche voci parlano. Il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso parla del genocidio del popolo tibetano perpetrato dai cinesi Han in nome di una dottrina dello spazio vitale inquietantemente simile a quella teorizzata da Hitler. Il premier turco Erdogan, persona dalla polotica discutibile a causa della sua vicinanza all'islamismo radicale, ebbe tuttavia ragione nel denunciare l'analogo genocidio perpetrato da Pechino nei confronti dei musulmani uiguri della regione dello Xinjiang, di etnia turca. Pechino sostiene il governo di Karthum, rendendosi complice del genocidio in Darfur. E sostiene anche Ahmadinejad, infatti gli studenti iraniani hanno scandito in più di un'occasione lo slogan "Morte alla Cina" (sarà anche per questo che l'Occidente non li aiuta? Timore per gli affari col Dragone?).Ma anche milioni di cinesi soffrono nell'indifferenza del mondo.
Quindi è ora di levarci dalla testa quell'immagine edulcorata e quasi presentata come positiva della Cina del miracolo economico. Leggere Controrivoluzionario ci riporterà alla realtà della superpotenza criminale.







